09/02/2010

Momenti della giornata

 

__IGP7770.jpgIn metropolitana una signora anziana appena entrata guardava la lista delle stazioni e non capendo bene cosa vedeva ha subito chiesto a una signorina li vicino sei il treno andasse a Nara. Lei gentilissima le ha risposto che avrebbe dovuto cambiare treno all’ultima stazione. Solo allora la signora si è accorta di essere entrata nella metropolitana. Non solo i turisti stranieri si sbagliano. Chissà se poi è riuscita ad arrivare.

 

Questa mattina sono passato per la banca, un luogo sempre a porte aperte dove due guardie anziane con il compito di aiutare i clienti a capire quale bottone premere per prendere il biglietto con il numero per il proprio turno. Dopo aver premuto il bottoncino sotto la supervisione paterna e sorridente della guardia mi sono diretto verso i divanetti bianchi e mi sono accorto che c’era soltanto un’altra persona che aspettava. Ho anche visto che accanto ad ogni sportello e sopra ogni tavolino c’era un vaso adornato con dei fiori quasi fossero delle opere di ikebana. La luce bianca e diretta dava la sensazione di essere su una collina in fiore, inondata dalla luce del sole. Un leggero profumo di dolce faceva perfino affiorare un piccolo sorriso sul viso.

Eppure si trattava di una banca. Che mi sia sbagliato?

08/02/2010

Yakudoshi

19,33,37 per le donne e 2,42,61 per gli uomini. Non si tratta di un bel terno all’otto ma degli anni in cui si “ prevedono “ problemi sia di salute che di vita in generale.

Questa mattina, parlando con un’amica è venuto fuori il discorso di questo yakudoshi e visto che il figlio ha 24 anni è andata con la suocera in un santuario vicino a casa per pregare e per comprare un “ omamori “, un portafortuna che servirebbe ad allontanare le energie negative.

È una credenza o superstizione, forse risalente alla “ religione shintoista Onmyodo “, che ha sicuramente delle basi non scientifiche ma forse una lunga esperienza di vita, proprio come i proverbi che tramandano di generazione in generazione le “ migliori “ azioni o i migliori modi di pensare. È vero che il mondo cambia ma forse in questo caso si potrebbe dire che alle età del yakudoshi si possano sovrapporre gli anni nei quali il corpo passa attraverso cambiamenti fisiologici che porterebbero a cambiamenti più o meno grandi del corso della vita. ( forse ho usato troppo il condizionale ).

Per dimostrarmelo la mia amica mi ha detto che proprio lei quando aveva trentatre anni il figlio si era ammalato e lo avevano dovuto ricoverare in ospedale per tre settimane. Le ho fatto presente che il figlio era stato ricoverato mentre lei stava benissimo. In questo caso in Giappone gli anziani direbbero che il figlio ha protetto la madre sobbarcandosi l’energia negativa in quanto più giovane e più forte, ma qui si entra troppo nel mistico-ultraterreno.

Tutto ciò però, vivendo in Giappone da molti anni e ascoltanto molte volte questo tipo di storie da persone vicine, crea una propensione al credere o a farsi influenzare. Ho quarantanni e sono già entrato nel “ mae yaku ” cioè l’anno precedente a yakudoshi ( in giappone si contano gli anni quindi ho quarantanni compiuti e sono nel mio quarantunesimo anno di vita ).

Per scaramanzia andrò anch’io in giro per i santuari sia per fare le foto che per pregare e per comprare questi omamori. Spero mi daranno aiuto.

07/02/2010

Tonarigumi

__IGP7711.jpgAvendo finito di leggere il libro di Kimura Iee e di aver un po’ assimilato il suo modo di fotografare, questa mattina sono andato a casa di mia suocera per salutarla e lì le ho chiesto se si ricordava del “ tonarigumi “, argomento trattato nel libro. Allora mi ha spiegato che durante la guerra tutto era razionato e questo sistema era stato messo in atto dal governo per aiutarsi a vincenda specialmente quando dovevano ricevere il riso e la farina. Si è perfino ricordata di una canzone che allora cantavano per rendere più saldo nelle coscienze dei cittadini questo “ tonarigumi “. Quando parla del periodo della guerra, mia suocera si perde nei suoi ricordi “ Alla sera non si poteva tenere la luce accesa e intorno al lampadario mettevano una specie di coperta per non far fuggire la luce altrimenti ci avrebbero bombardato. A Kyoto non è accaduto ma eravamo sempre pronti. Ci __IGP7724.jpgeravamo anche fatte delle cuffie-cappello per proteggerci la testa in caso di bombardamento. Allora cucivamo di tutto, dai tabi ( calzini per i kimono ) ai vestiti.” Sono stato ad ascoltare per un’oretta circa e poi il tema è cambiato e abbiamo parlato di Elena e della sciarpa che mia suocera vuole regalarle ma che forse si metterà il prossimo anno.

poster.jpgUn po’ alla volta sono ritornato a prendere fotografie mentre cammino ma non sento più la gioia e l’ebbrezza di prima che stessi male. Che cosa è cambiato? Quando punto l’obbiettivo verso qualcosa che sento che mi attira è come se avessi paura di fotografare, come se ne fosse repulso e penso se il soggetto sia o non sia adatto. Forse sto cercando di mettere la ragione dove non dovrei. Devo farmi un bell’esame di coscienza perché proprio non mi va di lasciare questo mondo appena scoperto.

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