09/01/2011
Aiutare, essere aiutato e l’impossibilità di aiutare
Era prevedibile, era accaduto anche a me alcune settimane dopo la morte di mia moglie. Mia madre da alcune settimane non può muovere la spalla e il braccio destro perché le fa male. Non riesce a dormire e neanche a cambiarsi da sola.
Mi ha detto che è andata dal medico che le ha prescritto una cura che inizierà alla fine del mese! ?????
È stata due volte al pronto soccorso. La prima volta: “Signora per così poco! Un po’ di ghiaccio e degli antidolorifici
andranno bene!”. Visto che non può dormire e deve fare attenzione come respirare è andata ancora al pronto soccorso: “Signora lei ha bisogno di cure immediate. Non può andare avanti così. Lunedì vada da questo specialista che ...”.
Oggi è il compleanno della nipotina e lei vorrebbe andare a casa di mio fratello per festeggiare ma non può muoversi inoltre è in uno stato psicofisico pessimo. Se la montagna non può andare da Maometto allora facciamo andare Maometto alla
montagna. Vediamo se riesco a convincere mio fratello.
“Lo sai che la madre di ... mi ha aiutato? Mi ha accompagnato al pronto soccorso, è andata su per fare le carte. Le ho detto che avrebbe sprecato mezza giornata ma mi ha detto di non preoccuparmi.” Fin’ora mia madre ha sempre aiutato gli altri e non è abituata a farsi aiutare. Un po’ alla volta imparerà anche lei.
Lo sapevo ed è sempre stato in un angolino della mia testa. Quando sono venuto ad abitare in Giappone sapevo che sarebbero accaduti i fatti della vita. Mio padre è morto lo scorso anno. Mia madre ne risente e dovrà finalmente pensare un po’ più a se stessa e soprattutto alla salute. Ma che rabbia non poter fare nulla di concreto. Posso solo telefonarle.
Quando mia moglie era in ospedale, andavo ogni giorno su e giù per qualunque cosa avesse bisogno o volesse. Li mi sono reso conto di quanto sia importante stare fisicamente vicino alle persone che hanno bisogno. Specialmente alla famiglia.
Koraeru shika arimasen ne.
12:47
Scritto da: fabiokyotese
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08/01/2011
Il lavoro perfetto, da manuale
Su questo non c’è niente da obbiettare. Quando una persona fa bene il suo lavoro tutto il meccanismo fila liscio senza nessun intoppo. ...
Ieri pomeriggio sono stato al Daimaru (grandi magazzini) per comprare un po’ di pane. Come al solito ho preso il vassoio e le pinzette, ho girato tra i vari tipi di pane e mi sono messo in fila alla cassa con il vassoio davanti a me. Guardavo la signora che con movimenti perfetti e veloci metteva ogni pane (sono anche dolci al cioccolato o alla
crema ma qui etichettano tutto come “pane”) in un sacchettino trasparente chiudendolo con un pezzettino di nastro adesivo. Poi prendeva i soldi che il cliente aveva messo e consegnava il resto dato automaticamente dalla cassa. Infine prendeva ogni sacchettino, lo mettava in un sacchetto più grande e con un leggero inchino lo consegnava con entrambi le mani al cliente con un sorrisino.
È stata la prima volta che ho avuto questa sensazione di soggezzione se non di paura o
preoccupazione. “Chissà che cosa stara pensando questa signorina mentre lavora.” Oppure “Quando non lavora che cosa farà.” Oppure “Magari sta studiando per cambiare lavoro e fare qualcos’altro”.
Il tutto mi è risultato molto lontano, freddo, falso ma anche accogliente e gentile. Sarà stata la stanchezza, ma mi è sembrato di intravedere qualcosa, come se ci fossero due strati. Non riesco ancora a capire bene cosa sia successo ma era li e potevo anche quasi toccarlo. Sarà la vecchiaia? Oppure la troppa insalata che mi sta dando alla testa?
11:31
Scritto da: fabiokyotese
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07/01/2011
Jinja o otera?
Le lezioni alla scuola sono iniziate e questa sia Elena che io siamo usciti per strade diverse, ognuno con la propria responsabilità. Nevicava leggermente.
Chiedendo alle studenti che cosa avevano fatto durante queste settimane di vacanze ho notato che quasi la metà di loro era rimasta a casa con la famiglia magari andando a fare le spese durante i primi giorni dell’anno. La rimanente metà ha lavorato. Chi al ristorante, chi in chiesa e chi al santuario. Queste di solito sono le ragazze più attive anche a scuola. Mi ha colpito la storia di una ragazza che nei giorni del Natale è andata a lavorare in chiesa invece, negli ultimi giorni e primi giorni dell’anno, ha lavorato come miko san in un santuario. Mi ha un po’ colpito questa facilità e anche naturalezza con cui cambiano posto sempre beninteso facendo bene il proprio lavoro. Pensando che molti vanno al tempio e poi al santuario o viceversa è anche comprensibile. Sarà meno comprensibile un italiano che va in giro per i santuari e i templi a fotografare i “credenti” e si scorda quando arriva la Pasqua e la Befana. Paese che vai usanze che trovi. Bel proverbio.
13:08
Scritto da: fabiokyotese
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06/01/2011
Una giornata di incontri
Elena se ne è stata a casa tutto il giorno a finire i compiti per casa mentre io sono stato in centro a delle lezioni e per incontrare alcuni amici tra cui uno che purtroppo la prossima settimana tornerà a casa con la promessa di ritornare per Pasqua o giù di li. Jikai wa otanoshimi ni shiteimasu.
Le previsioni del tempo dicono che durante la notte nevicherà moltissimo e domani ci troveremo ancora con un tappeto di neve. Infatti questa sera nevicava, ma in centro la neve non è così intensa come la scorsa settimana. In serata mia suocera ha telefonato per dire a Elena di imbottirsi per benino domani mattina quando andrà a scuola. Nel noi siamo preoccupati per la nonna. Ottantasette anni di esprienza la dicono comunque lunga.
Nel pomeriggio sono stato in un negozio di macchine fotografiche in centro dacui vado spesso per far sviluppare le fotografie. Quando do i rullini loro mi scrivono una ricevuta in doppia copia e di solito mi chiedono il nome e il nomero di telefono ma in quel negozio c’è una signora che si è ricordata il mio nome e numero di telefono. E dire che non sono famoso ma forse risalto un pochino tra i clienti. È stata una sorpresa e gioia vedere che scriveva il mio nome a memoria. Il tutto è durato solo alcuni attimi ma mi ha rallegrato il cuore e messo il sorriso sul viso.
15:04
Scritto da: fabiokyotese
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05/01/2011
Un po' di liberta
Oggi è stato il primo giorno di lavoro e del saluto di inizio anno in un ristorante italiano a Osaka dove ho pranzato con un’amica parlando di moda, di spese e di cucina: tre argomenti nei quali non me la cavo bene.
Invece Elena sembra essersi divertita con la sua amica. È uscita di mattina e dopo due orette al karaoke nel quale ha anche pranzato, è stata al manga-kan un negozio dove vendono figurine, orsacchiotti, libri, manga, dvd e altro ancora sugli anime e sui manga, insomma un paradiso per i giovani di adesso.
La ragione di questo incontro era la prima stesura del racconto per la rivista semestrale del club di letteratura della
scuola. Dopo essersi divertite e con ragione, sono state in uno Starbucks e sedendosi di fronte alla finestra una accanto all’altra hanno parlato e scritto. Non mi ha ancora mostrato il contenuto ma quando sarà tutto sistemato mi ha promesso che me lo farà vedere. La parte più “interessante” però per lei sembra stato l’ambiente di questo Starbucks. È uno dei pochi qui a Kyoto nel quale molti stranieri, specialmente studenti, si incontrano e parlano in giapponese: “Ho ascoltato di un ragazzo peruviano e di una
ragazza cinese”.
Non sono notizie segrete e sono contento che si sia divertita così tanto oltre a mangiare ciò che voleva mangiare, fatto importante. Spesso alcune sue amiche, non si fanno dare abbastanza paghetta dai genitori e sono così tutte costrette a tirare la cinghia e a tornare a casa presto. Questa volta non è accaduto forse anche perché la paghetta di capodanno è stata lauta per tutti. La libertà di poter mangiare e bere (oujicha late) come un adulto.
È tornata a casa visibilmente stanca ma con un bellissimo sorriso sul viso. I sorrisi smaglianti e sinceri sono contagiosissimi!!!!! Sutekina egao, kokoro no kagayaki!!!
15:15
Scritto da: fabiokyotese
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