31/10/2009

Ancora Osaka

ippuku.jpgQuattro volte alla settimana si sentono sul fisico ma rinvigorano la mente e caricano di allegria se si incontrano le persone giuste.

Oggi sono stato alla stessa mostra di due giorni fa per incontrare un altro fotografo che mi aveva presentato il gruppo Spiegel perché ne faceva e fa parte. L’ho trovato un po’ più magro ma la sua passione non si è affievolata, anzi ha trovato una nuova energia tanto le sue opere mi sono piaciute. Ha sessant’otto anni e cinque anni fa, con il cambio dall’analogico al digitale ha comprato un Mac e ha cominciato a studiare e a provare con le stampe sia in bianco e nero che a colori. Le sue opere di questa mostra sono il frutto di questi onnatachi.jpgcinque anni passati a sperimentare e con successo. Risaltavano su tutte le altre seppure in bianco e nero.

Siamo stati in un cafè vicino a parlare per circa un’ora sia del suo passato come fotografo e di quanto si stia impegnando, sia del perché del mio interesse in questo mondo. Diciamo che non si è sbottonato più di tanto perché quando gli ho chiesto di farmi vedere altre sue opere ha cambiato subito discorso facendomi intendere tazuneru.jpgche quella strada era bloccata. Comunque per il momento non mi arrendo. Come molti fotografi che ho conosciuto in passato anche lui è una persona testarda ma sa darsi da fare. Spero di poterlo incontrare ancora.

Nel treno di ritorno da Osaka, sedute di fronte a me c’erano tre ragazze sui dieci-dodici anni che mangiavano l’obento davanti a tutti. Erano in tuta da uekara.jpgginnastica blu e bianca con uno zaino e una grande borsa di stoffa rosa a testa. Dopo aver mangiato hanno giocato con il nintendo ds ( così gli faccio anche pubblicità ) sorridendo e scherzando ma senza gridare. Accanto a loro, un signore alto anziano, vestito di nero con un cappello tutto nero che sonnecchiava. Due generazioni molto distanti tra loro. Accanto a me, una ragazza giovane in kimono bianco con disegni di fiori marrone chiaro. Postura eretta quasi fosse in meditazione era l’antitesi delle ragazze sedute di fronte che con le gambe quasi distese e i modi di fare a scatti vivaci erano l’immagine della vita e dell’allegria. Prima che scendesso ho preso il coraggio chiedendo quale sport facessero “ pattinaggio artistico! “ mi hanno risposto. shingo.jpgAlte e magre, me lo potevo anche immaginare.

A differenza degli altri giorni, durante il fine settimana si vedono famiglie intere che viaggiano nei treni, anche con i passeggini per i bambini di alcuni mesi. Ce ne era uno piccolo piccolo, con le guancie pacioccone che se ne stava tranquillo a dormire al dondolio del treno. Chissà cosa combinerà in futuro.

30/10/2009

Persone

songhen.jpgIeri, sempre a Osaka, in centro dove ci sono tutti quei palazzi altissimi, vetrate enormi che creano dei giochi di luci da starci davanti tutta la giornata, ho visto fluire moltissime persone. Stavo aspettando un amico così ho gironzolato con la macchinona in mano e mi sono fermato davanti a un grattacielo o palazzo altissimo. Mi sono accorto di un riflesso in basso che si muoveva, mi sono girato e ho visto un “ senza tetto “ che accanto a dei cartoni che forse ha usato come sacco a pelo per la notte, se ne stava con lo sguardo perso nel vuoto. Mi sono avvicinato e gli ho chietso se potevo prendergli una foto. Mi ha guardato per alcuni secondi poi ha annuito. Lo sguardo intenso, diritto all’obbiettivo.

“ Hai dormito qui per tutta la notte ?”

“ Sì ”

“ Lavori? “

“ A volte vado a fare le pulizie degli uffici ma solo una volta alla settimana. È difficile trovare lavoro. “

“ E per i soldi come fai? ”

“ Non ho soldi. Mangio e basta “

L’ho ringraziato, gli ho dato mille yen subito accettati e me ne sono andato. Sono passato per lo stesso posto cinque minuti dopo ma lui non c’era più.

signore.jpgHo sentito storie di persone che fanno apposta quel tipo di vita nonostante siano straricche; la persona che ho visto ieri non mi sembrava il tipo ma non si sa mai. Ho dimenticato di chiedergli il nome!!!

Continuando a gironzolare ho fermato un gruppo di quattro signore anziane che camminavano allegramente chiacchierando e ridendo tra loro. Ho parlato solo in italiano e dopo aver insistito un po’ due di loro si sono messe in posa. Mi hanno chiesto in giapponese di dove fossi e ho risposto “ Italia “ ma forse non si sono accorte che capivo il giapponese. Chissà dove stessero andando.

ragazze.jpgAlcuni minuti dopo, camminando con il mio amico verso la pizzeria, abbiamo notato tre ragazze forse studentesse della scuola professionale di moda li vicino. Hanno attirato la nostra attenzione perché una di loro aveva le calze di raso che luccicavano al sole, erano molto attraenti ( le calze ). Allora, sempre in italiano ho chiesto un paio di volte ma hanno sempre rifiutato, ma alla terza mi hanno accontentato e le ho fotografate.

Ognuno con il suo mondo interiore si porta dietro una valanga di ricordi, di abitudini, di comportamenti tutti diversi, come delle maschere che possono imprigionare la persona in un’ identità rigidissima, non malleabile. A dispetto dell’abbigliamento e del modo di parlare ho notato che lo sguardo dice molto di una persona.

Si può togliere la dignità a una persona? Oppure farle credere di averla persa? La si può proteggere?

29/10/2009

Un nuovo territorio

eki.jpgOggi sono stato a Osaka ma non per lavoro, ho incontrato un amico italiano dopo un miliardo di inviti a trovarlo e a fare una bella chiacchierata. “ Finalmente sei venuto! “ è stato il suo giusto commento. Siamo andati a mangiare alla pizzeria Morimoto, a Umeda. Buona, leggera e un po’ dolce. Il locale era piccolo, quattro tavoli e un banco con circa dieci posti, una cameriera e un pizzaiolo e alcuni clienti, ma non c’era il pieno. Strano perché si trova in centro circondata da palazzi kabenisotte.jpgpieni di uffici. Il mio amico mi ha detto che hanno aperto da poco e quindi non è ancora molto conosciuta.

Da li siamo andati a Shinsaibashi perché voleva presentarmi una sua amica italiana che ha un cafè-bar, purtroppo però era chiuso ma la zona mi è piaciuta moltissimo. Ho sentito una specie di tensione specialmente hansha.jpgtra le persone che camminavano sotto l’arcata lunga circa due chilometri con un infinità di negozi e negozietti e per finire con i sempre presenti gradi magazzini. Molte signore attillate, eleganti, uomini dal fare veloce ma sicuro. Un’atmosfera che non ho mai assaporato a Kyoto ma solo a Tokyo però questa volta mi è sembrato tutto più genuino, più vivo. Forse perché facendo fotografie ogni giorno sono diventato sensibile alla luce, ai colori e alle forme. Mi è piaciuto così tanto che mentre il mio amico parlava io vagavo di qua e di la pizzeria.jpga far fotografie ai passanti, che non si dovrebbe fare, e a tutto quello che mi sembrava interessante. Ho scoperto una nuova zona che frequenterò almeno una volta alla settimana.

Due città completamente diverse, Kyoto e Osaka. La prima più tranquilla, posata e magari chiusa in se stessa ma con il ritmo della vita lento a passo con la natura e le tradizioni. Case tradizionali basse, occhantachi.jpgmarroni ma non essendoci una regolamentazione urbana come in Italia si trovano spesso combinazioni extraterrestri tipo un nuovo santuario tutto dorato con accanto un condominio alto più di cento metri. Soltanto il centro è un po’ movimentato, specialmente durante il fine settimana.

Osaka, invece è più viva, più dinamica, più alla mano e soprattutto ho visto più sorrisi, più espressioni emotive spontanee. Palazzi altissimi, kyuukei.jpgnegozi, uffici, un grande via vai di persone che all’ora di pranzo escono come uno sciame dal loro alveare in cerca di cibo, alcune le vedi perse in giro che non sanno cosa fare, altre le vedi sedute in gruppo a mangiare onighiri o obento se la giornata è soleggiata e fresca. Dopo la pausa pranzo l’alveare risucchia tutti e restano tatemono.jpgle molte signore e le giovani a bere e chiacchierare nei cafè. Gli anziani ci sono sempre dappertutto, arzilli anche se un po’ curvi. Ognuno ha la sua vita, ha la propria meta e non sta a guardare cosa fanno gli altri, a differenza di Kyoto. Sto scrivendo a proposito del centro di Osaka, dove ci sono tutti i palazzi con uffici delle multinazionali, la periferia o il sud sono un altro discorso da ciò che ho sentito ma voglio indagare di persona.

Per niente stanco, poi sono andato a una mostra di fotografie a cui partecipa una conoscente fotografa. Il nome del gruppo è “ Spiegel “ ( specchio in tedesco )

kabenisotte.jpgspiegel-photographers.jp

tende a mostrare opere molto tranquille, quasi filosofiche, cercando di far sentire qualcosa di profondo. L’atmosfera un po’ “ pesante “ è dovuta forse anche al nome del gruppo: “ La fotografia è un mezzo per riprendere tutto il cosmo e anche il mondo interiore, cioè non è altro che uno specchio che riflette la luce e le immagini proprie e degli altri” ( spiegazione tradotta dal sito web del gruppo, se qualcuno avesse una traduzione migliore me lo faccia sapere ).

sanpaisha.jpg「写真」とは森羅万象から人の内面までを写しだすべきものであり、言い換えれば、光や自他の像を映し出す「鏡」に他ならない、と云った発想に基づく命名であったかと推測されます

Io orbito intorno a due fotografi, una madre piena di energia e un signore che mi ha presentato al gruppo ( non ne faccio parte ) ma con cui non ho ancora potuto fare una bella chiacchierata.

28/10/2009

Il discorso e il microonde

basu.jpgIeri in treno ho ascoltato il discorso che il primo ministro Hatoyama ha fatto davanti al parlamento per curiosità. Sono passati alcuni mesi dal grande capovolgimento politico e qualcosa si sta muovendo come la sospensione di molti lavori pubblici ritenuti “ inutili “ e la riesumazione agli aiuti per le famiglie senza padre.

Il discorso è durato circa cinquantadue minuti e i punti che mi hano più colpito sono stati:

* rendere trasparenti le decisioni politiche e far partecipare il popolo direttamente interessato.

dormi.jpg* togliere di mezzo i burocrati che fin’ora decidevano la politica del paese e fare in modo che siano i politici a decidere.

* l’aiuto sia finanziario che psicologico alle famiglie con bambini perché ormai far crescere i figli non è più una responsabilità del singolo ma di tutta la società.

* scuola superiore per tutti e il riconosciumento che l’educazione dei giovani è indispensabile per il futuro del paese.

* aiutare le persone senza lavoro. A riguardo racconta di una signora anziana il cui figlio si è kazoku.jpgsuicidato perché non era riuscito a trovare lavoro. Nomina anche i trentamila e più suicidi all’anno ( Era ora che il tutto venisse a galla e riconosciuto dal governo. Non si può andare avanti così !!!)

* quattro punti per essere felicità:

* essere amati

* essere lodati

* aiutare gli altri

* essere necessari agli altri

mikuji2.jpggli ultimi tre si possono realizzare lavorando.

* il riconsolidamento della fiducia che le persone di una stessa zona avevano in passato e adesso non più.

* l’economia per le persone e non il contrario.

Certo che il governo Hatoyama ha preso il testimone dell’infinita staffetta della politica giapponese e ha un grande compito davanti a se. Ormai molti lavori stanno sparendo investiti dalle onde della toshi2.jpgdigitalizzazione delle informazioni. Si pensi alle fabbriche che producevano lavagne e gessetti. Con l’introduzione delle lavagne elettroniche ( ancora in forse sembra ) o dovranno chiudere o prudurre qualcos’altro. Qui però la forza dei giapponesi. ( esco un po’ di tema ). Oggi ho visto uno speciale alla tv nel quale mostravano le piccole e medie imprese che servivano le grandi compagnie automobilistiche come la Toyota sull’orlo della bancarotta. La tecnologia e il bagaglio tecnologico ce l’hanno e unendosi tra loro stanno aprendo un nuovo mercato: meccanica di precisione, dell’ordine dei micron. Applicazione tipo sviluppo di motori superminiaturizzati per le automobili del futuro.

shokuninn.jpgI primi punti del programma Hatoyama sono già stati attuati adesso si deve vedere come vogliono spendere i soldi dei contribuenti. L’aiuto finanziario alle famiglie senza padri è indispensabile per rendere stabile e sicura la comunità. Anche l’educazione quasi obbligatoria fino alle superiori comprese è un buon punto. Quello dei suicidi è indispensabile. I quarantenni e i cinquantenni se ne vanno senza poter contribuire alla società nonostante la loro lunga esperienza e ache la riserva di energia che sicuramente hanno. Le persone non sono dei numeri e devono essere rispettate in qualunque situazione anche se non hanno lavoro. I punti sulla felicità mi piacciono ma la felicità e shuugaku.jpgun concetto forse troppo astratto da portare in politica però aiuta a dare un po’ di luce ai tempi oscuri in cui ci troviamo o pensiamo di trovarci. La fiducia negli altri specialmente nella zona in cui si vive è giusto ma il tutto è dovuto secondo me all’anonimato che i condomini portano. La struttura della città è cambiata e sta cambiando.

Il popolo vuole essere aiutato e Hatoyama lo ha rassicurato però facendo presente che se il popolo non fa qualcosa allora la situazione non migliora. In pratica “ non dovete star li ad aspettare. Dovete essere più attivi e decidere il vostro futuro “.

tabako.jpgE il microonde? Questa mattina proprio mentre stavo preparando l’obento per Elena si è rotto. Circa quindi anni di emerito lavoro sacrificati alla famiglia e all’uso a volte indiscriminato ( ho fatto esplodere alcune uova insudiciando il tutto con una lavata di testa di mia moglie. Ricordi lontani ). Per alcuni giorni dovrò usare il gas ma farà sicuramente bene alla salute di Elena.

27/10/2009

Figuraccia

dhl.jpgQuesta mattina prima di uscire ho controllato la macchina fotografia e ... non funzionava, mi dava un errore e non riuscivo a fotografare. “ Che sia rotta “? La prospettiva di comprarne una di nuova non mi andava molto a genio perché ormai mi sono abituato a questa anche se un po’ pesante.

Dopo l’università sono corso alla Pentax di Osaka, sono entrato al negozio e ho mostrato la macchina con pensieri del tipo “ chissà quanto tempo ci vorrà per la riparazione “, invece la commessa mi ha detto kanban2.jpg“ Ah! Se premi questo bottone sull’obbiettivo allora ma macchina non fotografa. Lo devi solo sganciare e opla! Vedi? Tutto funziona come prima! ” Lei con un sorriso impeccabile, io con la bocca aperta avrei voluto nascondermi sottoterra. C’è ancora molto che non so comunque sia è meglio così.

inemuri.jpgDal negozio, per scaricarmi la tensione accumulata per niente ho camminato fino a Umeda fotografando in lungo e in largo le persone, i palazzi e le cose che mi stavano intorno. Alcuni mi guardavano e guardavano anche cosa fotografavo poi continuavano diritti per la propria strada. La città come un grande me.jpgteatro dal vivo, sono le parole di Moriyama san e un po’ lo posso capire.

Camminando per Osaka, una città molto più movimentata di Kyoto, ho trovato i primi punti di riferimento e adesso sono un po’ sicuro di dove andare senza perdermi. Essere nato a Venezia in questi casi aiuta. Non sono abituato ala metropolitana che ti risputa fuori ad un’uscita dove non ci sono palazzi o posti di cui prendere nota, cambiano troppo velocemente. Con il tempo conoscerò un po’ meglio anche questa città.

26/10/2009

Chika

 

Pioggia e un vento leggero ma fresco. Dopo essermi preso la pioggia in bicicletta, speravo smettesse di piovere invece ... ( ecco perché mia moglie mi chiamava sempre “ ameotoko” l’uomo della pioggia ), sono stato in centro per delle lezioni.

Il lunedì sera vado sempre a Daimaru, uno dei grandi magazzini di Kyoto, per comprare qualcosa mettere nell’obento di Elena perché il martedì mattina devo uscire molto presto e non ho tempo ( voglia ?? ) di usare i fornelli. Al piano sotterraneo, sempre illuminatissimo, ci sono sempre molti piatti già tutti preparati, basta scaldarli al microonde. Hamburgher, fritti di tutti i tipi, verdura cucinata alla giapponese ( nimono ), sushi, piatti cinesi compresi i butaman e shuumai, pane e dolci di ogni tipo. Ci vado sempre verso le cinque e mezza proprio nell’ora in cui molte casalinghe fanno le spese per la cena magari dopo essere passate per qualche cafè del centro a chiacchierare con le amiche.

È sempre interessante vedere cosa comprano guardando i vari sacchetti della spesa che fanno penzolare dall’avambraccio. Ho notato che le giovani signore, elegantissime, hanno sempre delle borsette dei negozi di dolci; quelle di mezza età con gli occhi aguzzi a qualche sconto o a qualche cibo speciale, che magari hanno figli, hanno pacchetti di cibi preparati pronti per la cena; le signore anziane che camminano lentamente nell’angolo dei cibi giapponesi con i loro piccoli sacchetti e il portafoglio sempre in mano, le vedi mentre cercano di attaccar bottone con le commesse che sempre gentili e cortesi ascoltano con pazienza.

Alcune volte ci sono stati alle otto di sera, proprio prima della chiusura quando i negozi devono vendere tutto quello che hanno facendo una sconto anche del trenta percento e li allora sembra di essere all’asta: tutte alzano la mano per attirare l’attenzione delle commesse, a volte rosse in viso dal caldo e dalla tensione.

Dicono che in questo periodo di magra per i piani superiori dove vendono per la maggior parte vestiti e scarpe, il piano dei cibi vende moltissimo specialmente sotto le feste tipo Natale e gli ultimi giorni dell’anno. Chissà se qualcuno ha già ordinato il dolce di Natale.

25/10/2009

Fotografi

inaugurazione.jpgGiornata lunghissima sia per me che per Elena. Lei è andata a divertirsi con le amiche in centro città e se lo merita perché ha appena finito di fare gli esami di metà quadrimentre.

Io sono stato a Osaka al Banpaku Koen, o parco dell’eposizione mondiale. Inaugurato forse nel ’70 quando appunto ci fu la mostra mondiale di opere e manifestazioni da tutti i paesi del mondo. Gli Stati Uniti allora avevano messo in mostra delle pietre portate sulla terra dalla luna dagli fotografia01.jpgastronauti. Il parco è molto vasto e c’erano moltissime famiglie che si divertivano e mangiavano all’aperto. È la seconda volta che ci vado e questa volta perché la Canon ha organizzato delle riprese fotografiche con dodici fotomodelle. Visto che ultimamente sono molto curioso su come fotografare le persone ci sono stato per vedere come i professionisti, sei in tutto, le fcoppia.jpgotografavano e come le fotomodelle si mettevano in posa. Questa era soltanto una delle due ragioni. La seconda era quella di conoscere altre persone appassionate di fotografia e anche questa è andata bene.

Prima dell’inizio della cerimonia ho parlato con una coppia di anziani, mai stati all’estero, ma a cui piace la fotografia. Il marito ha cominciato proprio nel ’70 e la moglie quando l’ha sposato. Durante le riprese fotografiche li ho visti andare in giro insieme e parlare allegramente.

DurdueUomini.jpgante la pausa pranzo invece mi sono presentato a un signore seduto ai bordi della strada con davanti a una piccola valigia. Mentre passavo per fare le foto della famiglie che camminavano da quelle parti mi guardava come se volesse parlarmi. Mi sono fatto avanti, mi sono presentato e saputo che posso parlare il giapponese è partito in quarta spiegandomi come si può diventare bravi :” devi fotografare ogni giorno; riguardare le tue foto, sceglierle e giudicarle; vai a vedere le mostre d’arte e fai tantissime fotografie”. Me ne parlava con passione tanto che sono stato li ad annuire e ad signoreConFabio.jpgascoltarlo. Io sorridevo e lui si infuocava mentre un altro signore ci ronzava intorno. Ho fatto accomodare anche lui ai bordi della strada dove eravamo seduti e li via a parlare di fotografia, di macchine fotografiche e della prima parte delle riprese. Entrambi amatori, uno con la digitale e uno con la macchina a rullini, entrambi non sanno usare bene il pc e bambini.jpgl’internet sembra essere soltanto un paese lontano. Ho scritto ad entrambi il mio nome e indirizzo su un pezzo di carta e li ho invitati a mandarmi alcune delle loro opere.

Non so quante persone c’erano a queste riprese ma ho visto soltanto cinque donne, un bel po’ di giovani e la maggior parte erano dalla famiglia05.jpgsessantina in su. Alcuni facevano gruppo, altri ancora se ne andavano in giro da soli altri ancora cercavano di parlare o con le modelle ( molto coraggiosi, non ci riuscirei mai ) o con i professionisti.

Durante la pausa pranzo ho fermato alcune famiglie molte della quali hanno acconsentito subito alle fotografie. Alcune erano perfino sorprese della mia richiesta, chissà perché. Erano tutte sorridenti e felici di essere li e di aver passato dei bei momenti. Non c’è nulla di più bello di vedere una famiglia famiglia02.jpgunita e allegra.

Andando in giro per le riprese e il parco mi sono anche accorto che ero l’unico con una Pentax, tutti avevano la Canon, c’era da immaginarselo, e tre o quattro una Nikon. La Pentax lo fa soltanto a Tokyo, qui nell’area del kansai ci ha quasi abbandonati.

In tutto ho pagato tremila cinquecento yen. Almeno ho fatto l’esperienza e famiglia03.jpgsono riuscito a capire un po’ come funziona il tutto. Adesso devo procurarmi la o le modelle. Per prima vorrei fotografare Elena ma mi sa che sarà difficilissimo. Vedremo.

23/10/2009

Shinsekai

nihonbashi.jpgDomenica andrò a un seminario sulla fotografia ( ritratti ) a Osaka quindi avevo bisogno di una memory-card con più capacità così sono andato a Nipponbashi ( a Osaka ). Visto che c’ero sono passato per Tsuutenkaku, la torre di Osaka, molto più piccola della torre Eyffel ma non di meno uno dei simboli di Osaka. La zona in cui si trova questo Tsuutenkaku si chiama Shinsekai.

Come al solito avevo con me la macchina fotografica, che purtroppo risalta troppo perché è grande e strada4.jpgpesante, così una volta arrivato ho perlustrato i vicoli di traverso la stradaprincipale e ho fotografato ciò che trovavo. Il posto non era molto invitante, per le stradine c’era un’aria di tensione che non avevo mai provato in Giappone. Girando per quelle parti, poi mi sono accorto di due ragazzi un po’ più alti di me, ben piantati su se stessi cioè con un corpo facce.jpgmuscoloso, i vestiti abbastanza trasandati e dall’aria non minacciosa ma quasi, che correvano in giro per le stradine. Mi hanno sorpassato per due volte correndo e ogni volta si voltavano guardandomi con un sorriso artificiale. Non è accaduto nulla perché una volta capita l’atmosfera mi sono diretto verso strada3.jpgl’uscita della zona e sono andato verso la stazione della metropolitana lontana circa venti minuti a piedi. Alla sera, chiedendo agli studenti su Shinsekai mi hanno detto che fino a cinque anni fa era una zona molto pericolosa ma ultimamente un po’ meno anche se loro non ci sono mai stati. Ho fatto anch’io la mia esperienza ma vorrei ritornarci per assaporare ancora l’atmosfera.

Per strada, passando per Nihhonbashi, la strada dai moltissimi negozi di elettronica, una specie di Akihabara di Tokyo ma forse un po’ più trasandata, mi sono accorto che molti negozi avevano chiuso e al loro posto altri negozi vendevano dvd a luci rosse ( si dice ancora così? ). Camminando per le strade laterali ramen2.jpgpoi sono incappato in alcune ragazze vestite come i personaggi degli anime, dette cosupure in giapponese, che attiravano i clienti per farli entrare nei meido-cafè. Sono dei cafè “ normali “, dove le cameriere sono “ speciali ”: si comportano proprio come i personaggi degli anime e questa atmosfera sembra piacere molto agli uomini. Non ci sono entrato ma in futuro dovrò almeno provarci una volta. takoyaki.jpgQuando qualcuno dice che un posto è strano o fa paura ci sarà sicuramente qualcosa di vero ma non si sa mai. Oggi non ho avuto il coraggio di entrarci.

È stata una lunga giornata ma la più bella foto che ho fatto è stata quella di una signora vestita in yukata che all’uscita della metropolitana con altre amiche distribuiva gli opuscoli della città ai turisti. Le ho signora.jpgchiesto in italiano se potevo farle una foto e lei si è sorpresa moltissimo ma mi ha fatto un sorriso smagliante. Kyoto mi piace. A volte vale proprio la pena comportarsi da turista.

22/10/2009

Jidai matsuri

carri.jpgQuesta mattina ho incontrato un appassionato fotografo in pensione e bevendo un te abbiamo parlato della nostra passione, ma lui con molti più anni di esperienza di me. Ha lavorato a Osaka in un giornale sportivo per più di trent’anni e la passione per la fotografia gli è nata da piccolo influenzato forse dal padre. Non vuole assolutamente far parte di nessun circolo di fotografi perché, dice, non gli permetterebbero di essere libero, sarebbe facilmente influenzabile. Lui ha cominciato gyouretsu07.jpgancora con le macchine a 8 mm poi è assato ai 35 mm e adesso usa due digitali della Olympus. Da quello che ho capito non sa usare il pc, o meglio non sa usare i programmi per cambiare o aggiustare le immagini. Mi ha chiesto quale programma usassi, come facessi a stampare le foto e quanta memoria fosse la scheda della macchina fotografica. Forse sono molte le signore.jpgpersone come lui che non sanno usare i programmi specializzati per sviluppare le foto al pc. Era tanto contento di aver parlato per circa due ore della sua, anzi nostra passione, che ha deciso di mandarmi altre due foto, questa volta in formato grande, fatte al nord di Kyoto lo scorso inverno.

bambini.jpgSiamo andati in un cafè di Daimaru e ho scoperto che chiuderanno il trenta di questo mese, mi dispiace perché la direttrice e una persona simpaticissima, dolcissima e molto attraente. Mi sa che ci andrò almeno un’altra volta con Elena...

Nel pomeriggio sono andato a vedere la sfilata del Jidai matsuri, circa mille eprsone che camminano lentamente in parata vestiti con gli abiti dei vari periodi storici di Kyoto. Molte persone e tutte new-2.jpgdavanti a guardare e fotografare. Gruppi di turisti francesi, americani, cinesi e anche alcune coppie di italiani facevano la loro bella figura tra i turisti giapponesi. Del matsuri non c’è molto da raccontare, anzi ce ne sarebbe se si potessero vedere tutti i vestiti e si conoscessero le abitudini dei vari periodi storici di Kyoto. Grande lacuna da colmare in futuro. Al stanca.jpgritorno ho visto un signore in bicicletta con una gallina viva sul manurio. Li per li avevo pensato di essere stato stanco per aver fatto troppe fotografie ma quando si è fermato proprio accanto a me per attraversare la strada ho potuto constatare che era viva e vegeta. Ho chiesto per fare una foto e ha acconsentito, forse gallina.jpgalla gallina non ma non importava. È un architetto, lui non la gallina, che ha lavorato per molti anni a Tokyo, dall’anno scorso vive a Kyoto e aiuta a ristrutturare le vecchie case tradizionali chiamate machi ya. Il tutto è durato circa due o tre minuti ma l’incontro con la gallina è stato inaspettato. Chissà che significato ha avuto questa gallina nella mia giornata.

21/10/2009

Hiromix

torii.jpgQuesta mattina sono dovuto andare all’università delle arti per restituire dei libri di Moriyama Daido che non avevo fatto in tempo a leggere perché nel frattempo ne avevo comprato degli altri. A volte mi succede, quando un autore mi piace piuttosto che prenderli in prestito li vado a cercare usati o nuovi se proprio non riesco a trovarli. Mi è accaduto con il saggista Toyama Shigehiko san, che mi ha insegnato ad amare la lingua giapponese e ad iniziare a scriverla, e vorrei fare la stessa cosa con Moriyama san ma quando si tratta di persone famose e di libri di fotografie i prezzi si fanno alti e prodotti.jpgspesso non riesco a prendere la decisione di comprarli. In biblioteca ho curiosto un po’ tra i libri perché voglio documentarmi sui ritratti invece ho trovato due libri di Hiromi Tsuchida. Anche lui nato negli anni tranta ( 1939 ) come Moriyama san.

http://www.hiromi-t.com/menu.php

Il primo “ Shin suna o kazoeru “ ( contare i grani della sabbia ). Tante jitensha.jpgpersone, anzi tantissime tutte intente a passare i giorni di vacanza al mare, al parco o in città. Ognuna con una sua postura, una sua espressione del viso visibile anche se molto piccola.

L’altro che mi ha colpito ,molto di più è stato il libro “ Hiroshima “.

haha.jpghttp://www.hiromi-t.com/hiroshima.php

Diviso in tre parti, la prima mostra delle foto prese dopo la fine della guerra, in vari punti della città con la spiegazione di quanto fossero lontane dal centro dell’esplosione della bomba. Quasi tutte le strade e i palazzi erano stati ricostruiti quandi le immagini avevano un non so che di irreale, come se non fosse mai accaduto nulla. Tutte in bianco e nero. Nella seconda parte, però, c’erano le fotografie gare-ji.jpgdelle persone che avevano fatto l’esperienza diretta ( non tutte però ) e in poche parole raccontavano il bruciore istantaneo al corpo, i dolori provati nel momento, le visioni dei corpi degli amici che prendevano fuoco ... le foto erano di anziani o quasi alcuni dei quali sorridenti ma di cui fino a quando non te lo dicono sembrano felici e contenti. La terza parte hata.jpgmostrava i resti di vestiti bruciati, orologi che indicavano le 8:15 del mattino ora dello sgancio della bomba, resti di capelli, bottiglie di vetro fuse dal calore. Il tutto sempre con la spiegazione di quando fossero state vicine al centro dell’esplosione. Prima dei seicento metri non è rimasto nulla, tutto è stato divorato dalle fiamme.

Si può anche leggere il suo blog:

http://www.hiromi-t.com/blog00/index.php

Sono da molti anni in Giappone e non sono mai stato a Hiroshima, una delle mete turistiche più visitate e a ragione. Forse questa sarà l’occasione per andarci.

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