07/02/2010
Tonarigumi
Avendo finito di leggere il libro di Kimura Iee e di aver un po’ assimilato il suo modo di fotografare, questa mattina sono andato a casa di mia suocera per salutarla e lì le ho chiesto se si ricordava del “ tonarigumi “, argomento trattato nel libro. Allora mi ha spiegato che durante la guerra tutto era razionato e questo sistema era stato messo in atto dal governo per aiutarsi a vincenda specialmente quando dovevano ricevere il riso e la farina. Si è perfino ricordata di una canzone che allora cantavano per rendere più saldo nelle coscienze dei cittadini questo “ tonarigumi “. Quando parla del periodo della guerra, mia suocera si perde nei suoi ricordi “ Alla sera non si poteva tenere la luce accesa e intorno al lampadario mettevano una specie di coperta per non far fuggire la luce altrimenti ci avrebbero bombardato. A Kyoto non è accaduto ma eravamo sempre pronti. Ci
eravamo anche fatte delle cuffie-cappello per proteggerci la testa in caso di bombardamento. Allora cucivamo di tutto, dai tabi ( calzini per i kimono ) ai vestiti.” Sono stato ad ascoltare per un’oretta circa e poi il tema è cambiato e abbiamo parlato di Elena e della sciarpa che mia suocera vuole regalarle ma che forse si metterà il prossimo anno.
Un po’ alla volta sono ritornato a prendere fotografie mentre cammino ma non sento più la gioia e l’ebbrezza di prima che stessi male. Che cosa è cambiato? Quando punto l’obbiettivo verso qualcosa che sento che mi attira è come se avessi paura di fotografare, come se ne fosse repulso e penso se il soggetto sia o non sia adatto. Forse sto cercando di mettere la ragione dove non dovrei. Devo farmi un bell’esame di coscienza perché proprio non mi va di lasciare questo mondo appena scoperto.
13:44
Scritto da : fabiokyotese
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