26/11/2009

Manshuin

 

momiji01.jpgFinalmente dopo alcuni mesi sono riuscito a incontrare le ragazze della scuola superiore che mi salutano in italiano dicendomi “ buongiorno ! “. Una ragazza mi ha chiesto se andassi all’università Ritsumeikan, visto che mi stavo dirigendo proprio da quella parte. Ho risposto con alcuni “ no “ picoli piccoli in fila per tre in modo da non essere brusco, poi le ho salutate e ho continuato con il mio passo veloce verso Ninnaji. È bello essere riconosciuti anche se non ci si conosce. La curiosità nel frattempo cresce. Ma il mio obbiettivo di oggi era il Manshuin, una villa dove pensavo i colori dei momiji o aceri fossero splendidi, invece ho trovato moltissimi turisti.

 

Dovevo aspettarmelo, la fila di automobili e di tassì era interminabile. Molti arrivavano fino in cima, perché il posto si trova su un versante di una delle colline o montagne che circondano Kyoto, pochi camminavano forse perché la maggior parte di loro erano anziani. Alcuni fotografi-turisti, molte signore con la macchina fotografica tascabile e tutti felicissimi di essere arrivati li. Mentre me ne stavo fuori a fare alcune foto, una signora improvvisamente ha puntato gli occhi verso di me e mi momiji06.jpgha chiesto in inglese “ Can you speak english? “. Al momento sono rimasto sorpreso e forse intontito da tanto ero concentrato ad altro. Volevano sapere come avessi trovato il posto e come ci fossi arrivato. Quando le ho detto che uso la bici per spostarmi a Kyoto il marito ha fatto un gran sorriso di gioia e mi ha detto “ Gli americani non usano la bicicletta, a loro non piace muoversi “. Sono stati simpaticissimi ma ci siamo salutati quasi subito e ognuno per la sua strada. Li ho comunque incontrati ancora due volte e ogni volta la moglie mi ha detto “ ciao! “ con una buona pronuncia e il marito mi ha chiesto “ Ma la tua bicicletta non è che sia dotata di un motorino elettrico? “ ( sono molto popolari in Giappone ).

 

momiji18.jpgSorridente per l’incontro ma un po’ deluso per i colori del Manshuin, sono tornato al santuario dove avevo lasciato la bicicletta e sono rimasto ad ammirare le figlie degli aceri che continuavano a cambiare colore e che brillavano sotto il cielo azzurro. Mai visto spettacolo così bello. Il giallo e l’arancione si susseguivano in varie tonalità, il vento faceva ballare le foglie che riflettevano la luce in modo intermittente, più brillanti prima e più colorate dopo, il cielo azzurro di sfondo non cambiava ma acquistava un volto diverso ad ogni momento. Per me al momento è impossibile da descrivere meglio ma posso aggiungere che quei movimenti di luce arrivavano direttamente al cuore facendogli fare piccoli salti di gioia come se fosse stato punto infiniti raggi di luce tutti diversi. Ci sono rimasto per un’oretta ma poi avevo il collo che mi faceva male ed ero un po’ stanco dalla camminata della mattina così dopo aver usato due rullini ( ne ho usati due della kodak perché si dice che i colori siano molto più vividi che non quelli della fuji, vedremo alla fine del mese quando saranno pronti ) sono andato alla biblioteca dell’università per documentarmi su Caravaggio.

Un posto da visitare spesso in questa stagione.

 

P.S. Le fotografie le metto domani.

22/11/2009

Nanzenji e shichi go san

Anche oggi giornata con un po’ di sole al mattino ma nel pomeriggio il cielo si è coperto e alla sera la pioggia sta rinfrescando la strada.

kouyou03.jpgVerso le dieci e mezza sono andato al tempio Nanzenji per fare alcune foto del giardino zen Ten Juan. Sapevo che ci sarebbe stata tanta gente perché oggi e domani è vacanza ma non ho mai visto Nanzenji così affollato. Autobus che andavano e venivano, tassì e automobili a passo di lumaca. Molti già facevano la fila davanti ai ristoranti più famosi ma i più andavano e venivano per il portone centrale per la fotografia ricordo. I bambini che scappavano perché volevano correre, quando vedono uno spiazzo grande corrono sempre, lo so perché l’ho fatto anch’io, sarà istinto solo maschile perché le bambine se ne stavano tranquille kouyou01.jpgvicino alla mamma. Ho visto anche molti gruppi di fotografi andare in giro e puntare le loro macchine alle foglie e al grande portone centrale. Nessuno che prendeva le foto degli altri. Sarò stato l’unico.

È la seconda volta che entro nel tempio Ten Juan, la scorsa volta in estate con il caldo e nessuno intorno. Questa volta un flusso continuo di persone che kouyou04.jpgcamminavano, si fermavano, facevano la foto di qualcosa, e continuavano per non intralciare il passo. Io mi sono messo in mezzo sopra le pietre che fanno da passaggio tra una riva e l’altra dello stagno. Tutti si sono fermati per aspettare. Una pietra e alcune foto, un’altra pietra e altre foto. Nessuno che brontolava o mi diceva nulla, sarà perché avevo due macchine fotografiche appese alle spalle. Quasi tutti facevano il loro bel giretto e poi se ne uscivano contenti, forse l’autobus li stava aspettando. Spero di poterci andare anche la prossima settimana.

fotografi.jpgUscito dal giardino stavo per andare a prendere la bicicletta quando mi sono accorto di un gruppo di bambine e mamme in kimono. I colori erano vivacissimi e attiravano l’attenzione o quanto meno hanno attirato la mia. Ho chiesto il permesso e le bambine si sono allegramente messe in posa. La madre mi ha augurato di continuare un buon viaggio in Giappone. Turista per sempre.

shichi09.jpgAl santuario Heian jinguu molte famiglie portavano i figlie e le figlie alla cerimonia di benedizione per la festa di shichi go san. Anche qui kimono sgargianti. Si vedevano questi puntini di colore camminare e correre a volte facendo uno slalom tra i visitatori sopra il grigio chiaro dell’interno del santuario. Ho fotografato anche una nonna che stava portando la nipote ( l’ho capito perché sulla fronte avevano dipinto in rosso = piccolo ) sembrava contentissima.

shichi04.jpgIntanto Elena ha dormito per sedici ore di fila. Non sta male, anzi, ma a volte quando non deve andare a scuola fa delle lunghe dormite. In giapponese dicono che un bambino che dorme, cresce e così sarà anche per lei. Ha saltato la colazione e il pranzo ma si è rifatta con la merenda e la cena.

18/11/2009

Hounenn in

mon.jpg

Giornata nuvolosa e fredda ma meno di ieri. Meno male che non è piovuto e tra le nuvole grosse e grigie si è intrvisto il cielo azzurro.

Dopo essere passato per l’università a prendere in prestito due libri, sono passato per il tempioHounenn in per fare alcune fotografie. Si trova vicino a Ghinkakuji, il tempio d’argento, e sapevo che ci sarebbero stati molti turisti ma mi interessava il colore delle foglie degli alberi così non avrei creato disturbo. Appena arrivato ho visto un gruppo di forse trenta turisti che andavano e venivano dal tempio, o meglio che ci giravano intorno, si fermavano per alcune foto e poi uscivano. sukima.jpgCronometrando ci sarano state si o no tre minuti. Tutto molto veloce e pratica. Peccato perché la luce a tratti era ottima anche se le foglie degli alberi erano ancora verdi. Tutti però sembravano contenti di essere venuti e aver messo piede in questo tempio.

Vicino scorre un fiume e sulla riva c’è la strada detta “ della filosofia “ con tanti negozi e persone che passeggiano. Non mancano le solite madri in bicicletta con il figlio o la figlia nel sedile posteriore che spesso dorme arrotolato nella propria coperta che tiene caldo. In Giappone si dice “ i figli o bambini del vento ” tanto i bambini sono energici e corrono a dispetto del freddo o del caldo.

Il vento era freddfotografi.jpgo così le jinrikisha, le carrozze spinte dai ragazzi muscolosi, erano in fila ad aspettare i clienti come lo erano i tassì dall’altra parte della strada, ma con i tassisti dal pancione prorompente che se ne stavano fuori a discutere tra loro.

Intanto è accaduto un miracolo: ieri è arrivato un pacco ( che sono andato a prendere oggi perché sono stato via tutto il giorno ) mandatomi da mia madre con i regali di Natale. “ Te li mando un mese prima perché hashi.jpgci vorranno sicuramente almeno due settimane. Sono arrivati in quattro giorni!!!!

14/11/2009

Una giornata d’autunno

kouyou08.jpgCielo nuvoloso, la pioggia che batteva sull’asfalto si udiva fino al quarto piano, il fruscio delle gomme delle automobili sulla strada, le finestre fischiavano.

Quando sono uscito di casa non pioveva e l’aria ma l’aria era un po’ fredda di aria notturna. Verso mezzogiorno però il cielo si è improvvisamente aperto, le nuvole bianchissime come batuffoli di cotone sono apparse dietro quelle grigiastre più pesanti e il cielo azzurro terso rendeva l’aria più respirabile. In quel momento il sole ha ridato colore alle strade e ai visi delle persone, tutto ha ripreso vita e velocità.

In questo tipo di occasioni sono felice di avere la macchina fotografica nello zainetto, forse è la prima volta nella mia vita che sento l’autunno così intensamente, sarà l’età.

Tornato a casa e dopo aver pranzato con Elena, sono andato al giardino botanico in bicicletta. Salendo per la ike02.jpgstrada Horikawa le foglie gialle degli alberi che dividono la strada da nord a sud sembravano quasi fiamme al sole da tanto i giallo era intenso contro azzurro del cielo. Mi sono fermato per immortalare il tutto ma proprio in quel momento le nuvole hanno rubato la luce al panorama oscurando e togliendo vita alla scena. Ho aspettato. Intanto le persone passavano e mi guardavano mentre avevo in mano la macchina fotografica e aspettavo chissà chi o che cosa. Però il sole non è tornato più splendente come prima. Anche cinque o dieci minuti di tempo possono cambiare l’intensità della luce e la purezza dei colori. Ho comunque fotografato ciò che potevo e mi sono diretto al giardino botanico.

Le gradazioni dal verde al rosso con macchie di giallo su sfondo azzurro sono forse l’ultimo grido della natura prima del freddo inverno, proprio questa tensione si può vedere ma ike08.jpganche sentire e provare con tutti i sensi. Molte coppie passeggiavano sotto gli alberi o stavano sedute sul prato al sole a chiacchierare; tanti i fotografi del fine settimana in cerca del colpo giusto. La moglie a braccetto col marito, rarissimo per la strada ma che vedo spesso al giardino botanico; i bambini che correvano su e giù sudando; due amiche che giocavano con il frisbee saltando e ridendo. Troppo bello per essere vero.

“ Papà, ultimamente tu parli solo di fotografie e degli studenti che hai! Non ti sembra di esserti immerso un po’ troppo? Troppo in apnea! E io ne faccio le spese! “. MI ha rimproverato Elena. Per metà scherzava ma ha ragione. Come posso uscire da tutto ciò? Ne voglio poi uscire?

Per fare qualcosa di diverso, un amico mi ha portato a un ochakai ( cerimonia del te ), in questo caso si chiama “ robiraki “. Si fa nel periodo tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre; il te preso in maggio e lasciato maturare, viene usato per la prima volta proprio in questi giorni. Ho ancora le idee confuse perché è stata la mia prima esperienza e bere il te maccha molto denso chiamato koicha, contiene molta caffeina, mi ha un po’ sconbussolato. Domani scriverò tutto con più calma.

20/11/2008

Una trottola

ninaji1.jpgSono andato in giro per Kyoto a piedi e in bicicletta e mi sentivo proprio come una trottola che girava e girava su se stessa senza essere capace di fermarsi. Avevo in testa di fare quante più foto possibile se il cielo fosse stato terso. Infatti oggi lo è stato.
Questa mattina sono partito di casa per Ninnaji, a piedi, e lì sono riuscito prendere alcune foto ma il vento freddo, quasi gelido, mi ha indotto a continuare a camminare altrimenti sarei diventato proprio un ghiacciolo. È un tempio tranquillo, poco frequentato dai turisti alla mattina. Mi piace passare per il piccolo boschetto e vedere i giochi di luce ninaji3.jpgche gli alberi producono.
Tornato a casa e fatto i preparativi per la cena e altri lavori di casa, sono uscito in bici per Nanzenji. Avevo in mente questo tempio vuoto e silenzioso ma quando sono arrivato c’era una marea di gente. Chi arrivava in pullmann, chi in bici e chi in tassì. Tutti volevano vedere e fotografare “kouyou”. Che fare? Avevo circa un’ora di tempo così mi sono messo a guardare in giro per capire dove passassero i raggi del sole.
Dalle notizie sui giornali sembra che con i prezzi della benzina alle stelle molti ninaji2.jpggiapponesi abbiano deciso di viaggiare solo nel proprio paese. Quasi tutte le compagnie aeree praticano un sovrapprezzo che va dai cinquanta agli ottanta mila yen e questo fa storcere la bocca a tanti viaggiatori. È come essere truffati. Prima ti presentano il prezzo del biglietto aereo, senza tasse ne prezzo del carburante, poi ti dicono il prezzo complessivo che diventa quasi il doppio del prezzo del biglietto aereo. Dalle statistiche, l’aeroporto del Kansai, quello più grande dopo Narita di Tokyo, ha visto una flesessione dei passeggeri di circa il 73%.
Intanto, Kyoto è una delle mete più frequentate. In estate molte riviste hanno pubblicato degli inserti speciali per il jidai matsuri e per kouyou a Kyoto, presentando molti templi e santuari per gli amanti della fotografia, oltre a negozietti fuori mano dove si puù mangiare bene e a buon prezzo. Questo andirivieni di pullmann durerà ancora per qualche settimana, prima delle feste natalizie e di oshougatsu.

19/11/2008

Duemila yen ( seconda parte )

nanzenji1.jpgIl freddo di questa mattina forse ha segnato il cambiamento improvviso della stagione. Il vento si è fatto più forte e le nuvole in cielo corrono più velocemente del solito. Per le strade le foglie rosse e gialle, cadute sulla strada, creano dei piccoli vortici mentre le ramazze nei templi hanno trovato pane per i loro denti.

 Ieri, guardando le previsioni del tempo, avevo deciso di andare fino al Nanzenji per fare delle nanzenji2.jpgfotografie. Sono partito di casa con lo zainetto pesante di due macchine fotografiche e quattro obbiettivi. Una digitale e l’altra “analogica”. Ero in pieno assetto di guerra. Purtroppo non avevo molto tempo per le foto, sarebbe dovuta essere un’operazione lampo. Il sole giocava a nascondino dietro le nuvole e la luce non era delle più promettenti. Che fare? Ormai avevo deciso, così sono partito ugualmente. Quando sono arrivato, la luce era pessima ma le brevissime scese in campo del sole mi hanno dato la possibilità di esercitarmi con le mie attrezzature. Avevo il naso che colava dal freddo e il vento gelido che mi ghiacciava le mani ma vedere l’esplosione di colori giallo, rosso, arancio e blu del cielo rendeva tutto il resto un nonnulla.

A volte mi succede di perdere la nozione del tempo quando faccio qualcosa che mi piace veramente, che mi assorbe e mi fa dimenticare di essere. L’ho provato ancora questa mattina, anche se solo per quindici minuti. I colori e la luce, le ombre e le forme. Poi sta tutto alla tecnica e alla mia fantasia, ancora pochina per il momento.

Come risultato sono riuscito a portare a casa delle immagini che non mi soddisfano molto ma che mi danno il pretesto di tornarci ancora dkouyou1.jpgurante la settimana. A Nanzenji ci sono molti giardini a pagamento, ovviamente, tutti uno più bello dell’altro. Un solo rammarico: quello di non aver gli obbiettivi fotografici adatti alla situazione. Pazienza!!

Dopo Nansenji sono passato ancora una volta per Ghion, quindi mi sono diretto verso la questura per ritirare i duemila yen che avevo trovato circa tre mesi fa. Quando sono arrivato, il poliziotto di guardia davanti all’entrata mi ha chiesto gentilmente che cosa volessi. Dopo avergli spiegato il tutto, ha fatto un paio di telefonate e mi ha spiegato dove si trovasse la questura giusta. Si trova a circa cinque minuti di bicicletta da dove abito. Avrei dovuto portare il documento rilasciatomi tre mesi fa, una carta d’identità e il timbro, o inkan, personale. Questo inkan , in Giappone, è indispensabile per la burocrazia. La firma non vale niente. O Inkan o le impronte digitali.

Quando arrivai in Giappone, ancora diciassette anni fa, mi trovai davanti a questo muro insuperabile. Che fare? Tutti i giapponesi hanno kouyou3.jpgquesto inkan e li vendono dappertutto. Ma per uno straniero era impossibile trovare uno già pronto. Eppure senza quello sapevo che avrei avuto soltanto porte in faccia, o quasi. Così decisi di farmelo fare. Meno male che il mio nome è breve così sono riusciti a farmi un inkan in katakana con quattro lettere ed è anche carino. A quei tempi era molto raro per tutti e quando lo vedevano sorridevano perché non era in kanji ma era bello e ben fatto, infatti lo pagai molto. Ma fù una spesa che mi permette anche adesso di nuotare nella burocazia senza nessun problema. Come è accaduto oggi quando sono andato a ritirare i duemila yen. Mi hanno detto:

scrivi il tuo nome, l’indirizzo, il numero di telefono e stampa il tuo nome qui, per favore.

Tutto si è concluso in circa tre minuti.

Paese che vai usanze che trovi.

14/11/2008

La dieta alle banane

nanzenji1.jpgIn questi mesi sembra che la dieta a base di banane stia continuando ad avere successo tra le donne giapponesi. Due banane alla mattina per colazione e poi puoi mangiare quello che vuoi, riuscirai sicuramente a dimagrire. Forse è meglio andare dall’oracolo con la palla di cristallo, mi sembra una soluzione più salutare e meno costosa.

Oggi, parlando con una collega americana ho visto che stava mangiando dei biscotti al cioccolato. Le ho chiesto se fosse il suo pranzo e mi ha risposto candidamente che ultimamente mangia poco perché vuole dimagrire. Non mi sembra sia sulla strada giusta; sarà l’autunno che offusca i pensieri degli adulti e li rende vulnerabili. Anche una ragazza all’università mi ha detto che vuole dimagrire e per farlo beve latte e cacao e mangia anche la cioccolata. Ma nessuno al mondo beve più l’acqua? Nessuno sembra pensarci. Ognuno sceglie la sua strada e va avanti nanzenji2.jpgcome può.

Buona fortuna.

Alle nove di questa mattina sono passato per Nanzenji. Tempio zen sempre pieno di gente anche a quell’ora del mattino. Scolaresche, turisti venuti in tassì e anche tre turisti tedeschi in bici. Gli aceri erano ancora con le voglie verdi ma sono riuscito a trovarne uno tutto rosso rosso. Avevo solo cinque minuti ma sono riuscito a fare alcune foto che forse sono venute fuori abbastanza bene. Da domani il cielo sarà nuvoloso e prevedono pioggia e una diminuzione della temperatura