La ragione, il motivo, il perché

219851699.jpgOrmai vado al giardino botanico una volta ogni due giorni solo per fotografare le rose. Che sia testardaggine, cocciutaggine, visione limitata del mondo oppure magari qualcos’altro?

All’inizio pensavo al modo di fotografare cercando di usare la macchina fotografica piena di bottoni e di funzioni. Psiù che una macchina fotografica sembra un computer in miniatura con una grossa lente attaccata. Che possa rappresentare l’occhio e la corteccia cerebrale dedicata alla visione? Forse ci siamo vicini.

2108006893.jpgDalla macchina sono passato alla luce cercando di fare delle “belle” fotografie. Ho subito rinunciato e mi sono fermato. Letteralmente fermato. Seduto su una panchina vicino al roseto, accarezzato dalla brezza, mi sono guardato per la prima volta attorno e ho perfino ascoltato. Il rumore dei rami al vento, le cicale e altri insetti, i coleotteri che gironzolano tra le rose. Mi sono chiesto, ma perché vengo qui così spesso?

813335043.jpgLa risposta non è ancora arrivata. O meglio ne sono arrivate due.

Una è la ricorrenza del verbo “scolpire”: “scolpire con la luce” di Vittorio Storaro e “scolpire con le parole” di Beppe Severgnini.

L’altra è il bisogno di guardare le foto fatte e cercare di esternare il perché le ho fatte, di metterne per iscritto la ragione. Il perché mi hanno attratto o colpito o ammaliato. Forse si tratta dello stesso procedimento che usava Ansel Adams, lui usava il laboratorio per sviluppare le sue foto, io uso il computer con i programmi di correzzione dei vari parametri, e la stampante, sempre biricchina perché a volte non vuole stampare i colori che voglio.

La ragione, il motivo, il perchéultima modifica: 2008-08-21T11:08:00+02:00da fabiokyotese
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