La settimana della lingua italiana nel mondo

Lunedì, presso l’istituto italiano di cultura di Kyoto ho seguito la conferenza dal titolo “ L’Italia in piazza” del professore Yoshifumi Muneta.

Partendo dalle piazze di Roma e da come sono collegati i colli, passando per Firenze e Venezia fino a Siena, ha presentato alcuni episodi della storia italiana incentrata sulla piazza come centro culturale, politico e commerciale. “ La lingua italiana è un lingua nata in piazza e per la piazza!” ha affermato. Subito mi sono venute in mente le parole di uno scrittore giapponese: “La lingua giapponese è nata per essere parlata in una stanza da quattro tatami e mezzo”, un luogo assai piccolo se confrontato con la piazza italiana.

Durante la conferenza, Muneta ha fatto moltissime allusioni allo sviluppo delle città italiane confrontandole con Kyoto, una città che si sta muovendo lentamente ma che ha già imboccato la strada del turismo forse chiudendo gli occhi sul pericolo evidente dell’estinzione della arti tradizionali..

Diversamente dalle città italiane più famose, il centro di Kyoto è ancora “infestato” di automobili, motociclette e camion che trasportano la merci per i vari noegozi. Sembra che dal prossimo anno verrà chiuso al traffico per dare modo ai turisti di girare liberamente, fatto attualmente quasi impossibile a causa della doppia corsia di shijo-doori ( la strada del centro ). Il professore Muneta insisteva molto sul modello fiorentino o romano, cioò di aprire la città ai propri cittadini e di renderla più “abitabile” o “amichevole”, insomma più vicina alla vita e al cuore.

Come esperienza personale, da bambino, alla scuola elementare, la nostra maestra, persona che stimo e ammiro ancora anche se non più in questo mondo, ci aveva introdotto alla storia di Venezia. Ci diceva di essere fieri della nostra città e della sua storia, ci stimolava a interessarci di essa non solo facendoci leggere qualche libro, ma portandoci spesso in qualche isola per vedere come si svolgeva o si era svolta la vita nel passato. Inoltre potevamo capire o renderci superficialmente conto di qual era l’ambiente della laguna con le barene, le secche e le sacche di acqua limpidissima. Andavamo in mezzo alla melma e ci sporcavamo tutti fino alla cintura, sicuri di sentire il brontolio delle nostre mamme un volta tornati a casa.

“Una città per i cittadini” potrebbe essere uno slogan da applicare in molti paesi, per far crescere i pochi giovani che avranno la grandissima e forse pesantissima responsabilità di portare avanti una linea di sviluppo umano iniziata anche millenni addietro.

È vero che la parte economica è importante ma sacrificare il tutto per i soldi sarebbe uno sbaglio enorme. Trasformazione, sviluppo, ma sempre in rispetto all’ambiente e alle tradizioni.

La conferenza e i pensieri suscitati da essa non hanno niente a che fare con la lingua italiana in particolare, ma il tutto ha permesso ai partecipanti di vedere la vita di ogni giorno sotto un punto di vista “nascosto”, che non si vedeva anche se ce l’abbiamo sotto gli occhi.

Continuando sul discorso della città, oggi, un tassista, mi ha fatto notare come le strade del centro si stiano trasformando da centri di tessuti a centri culinari. Sembra che molti giovani cuochi di Tokyo e non, aspirino a venire a Kyoto per far pratica sotto la guida di chef famosi, per poi tornare a Tokyo e aprire un proprio ristorante. Da città di tessuti e kimono, da alta tecnologia ad arte raffinata, il cambio di direzione verso la cultura culinaria inesistente fino a venti anni fa, importanta da giovani che hanno praticato in tutto il mondo, può essere il risultato del cambiamento economico mondiale. Il tutto mi fa orrore. Sarebbe come andare nella cappella Sistina, dare una bella pennellata di bianco a tutto e poi dipingerci sopra insegne di ristoranti e pizzerie che dureranno al massimo venti o trent’anni. Non voglio scrivere che il cambiamento di per se sia sbagliato ma che la perdita, senza nemmeno un rimpianto, un funerale, una commemorazione, o meglio ancora un tentativo impegnato e fatto con la massima serietà, di rivitalizzare il settore, sia uno schiaffo violento verso tutti quegli artisti che hanno dato la propria vita per portare i colori e le forme della Natura in tutte le case e su tutti i vestiti dei giapponesi. Sarebbe una grande perdita per tutto il genere umano.

Forse le ultime parole sono state buttate li, spronate da quello che sento venirmi su dal cuore. Non è scientifico ma è ciò che io e forse moltissime altre persone sentiamo dentro di noi. E non solo in Giappone.

 

Oggi a Kyoto c’è stato il Jidai Matsuri. Sono risucito a fare alcune foto che vorrei attaccare domani.

La settimana della lingua italiana nel mondoultima modifica: 2008-10-22T15:15:47+02:00da fabiokyotese
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3 pensieri su “La settimana della lingua italiana nel mondo

  1. Non conoscendo l’evoluzione di Kyoto negli ultimi anni, non posso notare nemmeno questo cambiamento di tendenza riguardo il genere di negozi che si stanno via via diffondendo.
    Mi sembra però che Kyoto, rispetto a Firenze, dove ho abitato per 3 anni, sia molto più attiva per quanto riguarda le iniziative culturali, soprattutto nel promuovere la cultura locale.
    A Firenze iniziative ce ne sono: alcune sono di poca rilevanza, altre sarebbero anche interessanti, ma spesso sono pubblicizzate male. Mi ricordo che mi toccava dannarmi per trovare un programma dettagliato sulle iniziative in città!
    (A proposito… in compenso ci sono diverse iniziative interessanti sulla cultura giapponese perché ci sono vari gruppi di giapponesi che propongono varie attività)

    Anche io sono stata al Jidai Matsuri! Ho fatto ben 556 foto, praticamente fotografavo ogni cosa! (ne ho cancellate diverse però, perché venute male…)
    Peccato per la pioggia… poveri figuranti! Per me alla fine è stata una manna dal cielo perché tanta gente se n’è andata e io, pur bagnandomi, ho guadagnato un posto in prima fila!

  2. Cara Alessandra

    Complimenti per la prima fila!

    Capisco, io ero li a fare foto dove c’erano i fuguranti che pranzavano seduti e che chiacchieravano prima della partenza. Ne avrei voluto fare molte di piu` ma sara` per il prossimo anno.

    Sei andata anche a Hi Matsuri alla sera?
    Non ci sono mai andato ma tutti mi dicono che
    non e` da perdere per nessuna ragione.

  3. Purtroppo non ci sono andata perché quando siamo tornati al College Residence ci sono venute a trovare senza preavviso le ragazze giapponesi che volevano organizzare la festa italiana per il sabato seguente (ovvero ieri sera) e quindi ci hanno bloccato in casa fino alle 21.30.
    Siccome pioveva e non eravamo sicuri che la festa ci sarebbe stata lo stesso, siamo rimasti lì con loro e niente matsuri… 🙁

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