Duemila yen ( seconda parte )

nanzenji1.jpgIl freddo di questa mattina forse ha segnato il cambiamento improvviso della stagione. Il vento si è fatto più forte e le nuvole in cielo corrono più velocemente del solito. Per le strade le foglie rosse e gialle, cadute sulla strada, creano dei piccoli vortici mentre le ramazze nei templi hanno trovato pane per i loro denti.

 Ieri, guardando le previsioni del tempo, avevo deciso di andare fino al Nanzenji per fare delle nanzenji2.jpgfotografie. Sono partito di casa con lo zainetto pesante di due macchine fotografiche e quattro obbiettivi. Una digitale e l’altra “analogica”. Ero in pieno assetto di guerra. Purtroppo non avevo molto tempo per le foto, sarebbe dovuta essere un’operazione lampo. Il sole giocava a nascondino dietro le nuvole e la luce non era delle più promettenti. Che fare? Ormai avevo deciso, così sono partito ugualmente. Quando sono arrivato, la luce era pessima ma le brevissime scese in campo del sole mi hanno dato la possibilità di esercitarmi con le mie attrezzature. Avevo il naso che colava dal freddo e il vento gelido che mi ghiacciava le mani ma vedere l’esplosione di colori giallo, rosso, arancio e blu del cielo rendeva tutto il resto un nonnulla.

A volte mi succede di perdere la nozione del tempo quando faccio qualcosa che mi piace veramente, che mi assorbe e mi fa dimenticare di essere. L’ho provato ancora questa mattina, anche se solo per quindici minuti. I colori e la luce, le ombre e le forme. Poi sta tutto alla tecnica e alla mia fantasia, ancora pochina per il momento.

Come risultato sono riuscito a portare a casa delle immagini che non mi soddisfano molto ma che mi danno il pretesto di tornarci ancora dkouyou1.jpgurante la settimana. A Nanzenji ci sono molti giardini a pagamento, ovviamente, tutti uno più bello dell’altro. Un solo rammarico: quello di non aver gli obbiettivi fotografici adatti alla situazione. Pazienza!!

Dopo Nansenji sono passato ancora una volta per Ghion, quindi mi sono diretto verso la questura per ritirare i duemila yen che avevo trovato circa tre mesi fa. Quando sono arrivato, il poliziotto di guardia davanti all’entrata mi ha chiesto gentilmente che cosa volessi. Dopo avergli spiegato il tutto, ha fatto un paio di telefonate e mi ha spiegato dove si trovasse la questura giusta. Si trova a circa cinque minuti di bicicletta da dove abito. Avrei dovuto portare il documento rilasciatomi tre mesi fa, una carta d’identità e il timbro, o inkan, personale. Questo inkan , in Giappone, è indispensabile per la burocrazia. La firma non vale niente. O Inkan o le impronte digitali.

Quando arrivai in Giappone, ancora diciassette anni fa, mi trovai davanti a questo muro insuperabile. Che fare? Tutti i giapponesi hanno kouyou3.jpgquesto inkan e li vendono dappertutto. Ma per uno straniero era impossibile trovare uno già pronto. Eppure senza quello sapevo che avrei avuto soltanto porte in faccia, o quasi. Così decisi di farmelo fare. Meno male che il mio nome è breve così sono riusciti a farmi un inkan in katakana con quattro lettere ed è anche carino. A quei tempi era molto raro per tutti e quando lo vedevano sorridevano perché non era in kanji ma era bello e ben fatto, infatti lo pagai molto. Ma fù una spesa che mi permette anche adesso di nuotare nella burocazia senza nessun problema. Come è accaduto oggi quando sono andato a ritirare i duemila yen. Mi hanno detto:

scrivi il tuo nome, l’indirizzo, il numero di telefono e stampa il tuo nome qui, per favore.

Tutto si è concluso in circa tre minuti.

Paese che vai usanze che trovi.

Duemila yen ( seconda parte )ultima modifica: 2008-11-19T14:40:00+01:00da fabiokyotese
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