Il gatto e la scimmia

gatto.jpgQuesta mattina al posto di andare verso Ninnaji che si trova a ovest da dove vivo, mi sono diretto verso la parte opposta, dove si trova il Ghinkakuji, o padiglione d’argento. Il mio obbiettivo era Hounen-in, il cui giardino interno è molto bello specialmente in questa stagione.

Faceva freddo ma nulla di insopportabile. Ci sono arrivato in circa trenta minuti passando per tre grandi incroci nei quali dei poliziotti dirigevano il traffico dei pedoni. Mi hanno guardato e anche sorriso: ero l’unico che camminava in tuta color crema che forse a loro sembra un pigiama.

Sono arrivato senza problemi e ho cominciato a fotografare di qua e di la. Erano quasi le nove del mattino e si vedevano i primi turisti, tutti imbaccuccati nelle loro sciarpe e piumoni, in tenuta invernale. Tirava un leggero vento gelido e la strada sembrava quasi funzionare da frigorifero. Ero ai piedi delle montagne.

scimmia.jpgPer arrivare a Houneinin sono passato per una strada secondaria che si snoda da Ghinkakuji fino a Hounen-in, tra case e villette. Alla mia sinistra c’era solo una fila di case e più sopra solo vegetazione, alla mia sinistra le stradine erano in discesa. Sono passato davanti anche a un dormitorio o un condominio di monolocali e lì, all’entrata, c’era un gatto seduto che guardava in giro distratto. Appena mi ha visto ha alzato le orecchie e mi ha guardato senza togliermi di dosso gli occhi. Ho provato a fotografarlo sperando che non scappasse, ma lui, tranquillo tranquillo è rimasto fermo, quasi si fosse messo in posa. Era di color bianco a macchie rosse. Mi ha fatto ricordare la gatta che avevo quando ero a Venezia. Si chiamava Pepita e piaceva molto a mia madre. Stando ai fatti, mio fratello le ha rotto così tanto le scatole che hou6.jpgmia madre si è vista costretta ad addottarne uno da mia zia. Pepita è stata il centro della famiglie per circa tredici anni lasciandoci tante belle memorie.

Uscendo dal passato e continuando a percorrere la strada, ho notato qualcosa che si muoveva sul tetto di una casa alla mia sinistra. Improvvisamente l’ho vista, o meglio li ho visti. Erano una scimmia con il figlio aggrappato alla pancia della madre. Muso rosso e occhi penetranti. La madre, appena mi ha visto ha emesso un forte urlo, e sì che non sono poi così brutto, ed è scappata hou4.jpgagevolissima tra i tetti delle case, nascondendosi dietro il tetto di una casa più grande. Meno male che avevo la macchina fotografica in mano. Ho provato a fare alcuni scatti e uno ne è venuto fuori bene. In questa stagione, in montagna non si trova molto cibo e si dice che molte scimmie scendano quasi fino a valle per aprire i sacchetti dell’immondizia oppure per prendere la frutta e la verdura degli orti privati. Mi sono guardato bene attorno per vedere se ce n’erano delle altre ma non ne ho viste. Forse gli altri avevano già banchettato.

Proseguendo per circa duecento metri e passando per un canneto, sono arrivato all’entrata del tempio. Come previsto il giardino era molto bello e le foglie degli hou5.jpgalberi color arancione, giallo e verde rischiaravano i cuori, davano in senso di pace. C’erano alcuni turisti intenti a riprendere il tutto con la cinepresa, o videocamera, e le macchine fotografiche. Peccato per il tempo nuvoloso, infatti di lì a poco sarebbe piovuto, se il cielo fosse stato sereno tutto sarebbe stato più vivo.

Uscendo ho proseguito per alcuni metri e mi sono imbattuto in un signore anziano che stava facendo pratica di kendo con il suo bastone di legno. “O jama shimashita!” gli ho detto, scusandomi per aver interrotto la sua pratica, “shiturei shimashita!” è stata la sua risposta scusandosi di sua volta. Che sia stato un maestro? Forse.

A quel punto avevo molto fredo perché il sudore si era già raffreddato, così per non prendermi un malanno ho affrettato il passo e sono tornato a casa molto velocemente per fare una bella doccia calda.

Il tutto è durato circa due ore ma sono state due ore intense.

Il gatto e la scimmiaultima modifica: 2008-11-24T13:52:37+01:00da fabiokyotese
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