Mostre fotografiche

kimono2.jpgQuattro mostre fotografiche, una dietro l’altra stimolano il cervello ma anche lo confondono.
La prima, e quella che volevo vedere più di tutte, era quella sulle maiko e geishe di Kyoto. Ieri avevo cercato qualche informazione sul fotografo e ho scoperto che Mizobuchi Hiroshi ha continuato a fotografare Ghion per più di trentacinque anni.
Tra le moltissime opere esposte due mi sono rimaste impresse nella mente.
Tre gheishe in kimono che sorridevano con energia verso l’obbiettivo mandando onde di allegria e di gioia segno della passione che hanno per la vita che conducono. Tutte e tre facevano il saluto alla giapponese: il segno della vittoria.
La seconda mostrava una porta a sottili stecche di legno verticali marrone chiarissimo nella cui parte destra si vedeva solo il kimono azzurro e l’ombrello arancione chiarissimo di una gheisha. Il tutto un po’ sfocato. La gentilezza dei lineamenti e la grazia della posizione stimolavano l’immaginazione. Bellissima!!
Ho notato che tutte le foto erano state stampate in carta giapponese o “washi” quindi le immagini non erano ben definite ma davano l’idea di un quadro dipinto a mano su tela. Anche questo un tocco di raffinatezza da parte del fotografo.
Lui intanto era circondato di ammiratori, quasi tutti uomini anziani. Ho notato che in Giappone moltissimi uomini si dedicano alle foto della ragazze e donne in kimono, forse ricordano i tempi andati, prima della seconda guerra mondiale quando il kimono e yukata erano gli unici kazari.jpgabiti indossati dalle donne. Io ero lì che scrivevo le mie impressioni sul solito quadernino che mi porto sempre dietro e questo forse ha attirato la sua attenzione ( l’ho fatto un po’ apposta ). Sono risucito a fargli alcune domande sul perché del tema di come abbia cominciato.
Mi ha detto che non è di originario di Kyoto ed è stato attirato dalla bellezza delle maiko e geishe. Questa “bellezza” è stata la miccia che ha fatto esplodere la sua passione per la fotografia e per questo mondo. Fotografando e girando per Ghion ha imparato ad apprezzare questo mondo molto particolare che si sforza di continuare una tradizione: quella della “omotenashi” di Kyoto. Da lì, per gli ultimi trentacinque anni ha documentato la vita e l’evolversi di questa città antica in una Kyoto che oramai ha cambiato volto e si è modernizzata rimanendo però con un piede nelle tradizioni, nel passato, e con l’altro nel futuro cercando la propria strada. Mizubuchi san continua a documentare con le sue innumerevoli pubblicazioni e a ravvivare la fiamma della curiosità di molti giapponesi.
Una volta alla settimana passo anch’io per questa parte di Kyoto e ne resto sempre affascinato perché sembra proprio di mettere piede in una parte fuori dal tempo dove il dialetto di Kyoto è l’unico parlarto e le abitudini difese. Spesso però i tuisti con le loro macchinette fotografiche ( e forse dentro ci sono anch’io ) rovinano tutto. Ma anche questo fa parte di Ghion.
Di seguito il sito del fotografo:
http://www.h-mizobuchi.com/
e le alcune delle sue fotografie:
http://www.h-mizobuchi.com/maiko/maiko/index.html

Mostre fotograficheultima modifica: 2008-12-09T13:11:22+01:00da fabiokyotese
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