Parigi deserta o quasi

cioco1.jpgQuesta è stata la mia principale impressione della mostra fotografica che sono andato a vedere alla galleria della Canon a Osaka.
Purtroppo non ci sono mai stato ma considerando che Parigi è anche conosciuta come la capitale dell’amore ( posso sbagliare ), dove almeno qualcuno si bacia per la strada o si abbraccia, contavo di vedere un po’ di emozioni invece sono stato deluso perché forse la mia immagine di questa città è troppo stereotipata.
Ponti, case, palazzi, parchi tutti con i loro contorni di tramonti e albe, anche la classica torre Eiffel, ma non mi dicevano molto. Ci sono stato per circa un’oretta per trovare qualche appiglio su cui poter commentare. Esteticamente belle, le linee, curve, le tonalità di colore mandavano l’cchio prima di una parte e poi dall’altra senza stancarlo. Forse per l’artista Parigi è proprio questo. Forse …
Il barlume di umanità l’ho intravisto nella foto di un parco dove due minutissimi bambini stavano giocando con la mamma su un prato verdissimo, forse troppo verde. Le quattro stagioni di Vivaldi facevano da musica di sottofondo alla mostra.
forme.jpgCriticare è impossibile per me in questo momento ( anche se lo sto facendo a piene mani ), sarà perché sono più attirato dalle persone che dai palazzi, se non ci sono allora il posto mi sembra buio, smorto, senza vita. Invece quando c’è un viso, anche se non ride, anche se è arrabbiato o dimostra terrore, almeno so che è vivo.
Per le foto della Natura, invece la mia reazione è diversa. Tranquillità, tensione, armonia, gioia di vedere la vita anche senza animali, anche senza persone. Sarà il verde oppure un senso primordiale innato che affiora dalle parti più antiche e primitive del mio cervello.
Questo dei “visi” è un tema che mi porto avanti da anni. Quando arrivai in Giappone, mi sembrò di trovarmi davanti a degli androidi che non sapevano sorridere: non sapevano usare i muscoli del viso perché nella lingua giapponese le vocali non sono pronunciate forti come quelle italiane così basta aprire un po’ la bocca senza usare i muscoli delle guance e del naso. Fu come trovarsi tagliato fuori da metà conversazione. Quando un canale di comunicazione che di solito è molto attivo come quello nostro italiano viene improvvisamente spento. Senti tutto freddo intorno a te. Quando poi cominciai a insegnare italiano mi trovai spaesato. Non sapevo se capissero, se fossero arrabbiate, se fossero stufe. Fu uno strazio. Adesso forse anch’io ho acquisito questa loro caratteristica quando parlo in giapponese ma il sorriso mi scappa sempre facendo sorridere le persone intorno a me. Che il sorriso possa essere contagioso?

P.S. la prima foto l’ho presa alle vertine di un grande magazzino. La colata di cioccolato per San Valentino si sta avvicinando.

 

 

Parigi deserta o quasiultima modifica: 2009-01-27T14:17:00+01:00da fabiokyotese
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5 pensieri su “Parigi deserta o quasi

  1. mi piace un sacco questo blog. trovo che scrivi delle cose molto profonde e che il tuo modo di scrivere somigli sempre più a quella “cortesia” del linguaggio giapponese..
    volevo chiederti come ti trovi a Kyoto, se è difficile per un veneziano (siamo pure concittadini più o meno!) stabilirsi in Giappone del tutto. Io mi sto laureando in Lingue Orientali proprio a Venezia, sono stata due volte in Giappone e un pò di Kyoto sono riuscita a vederla: hai ragione te, la radici più nipponiche sono proprio là.
    Ti ringrazio in anticipo per la tua cortesia!

  2. Ehm….Alessia posso sapere dove si studia il giapponese alle superiori o che dopo all’università si può studiare???Anke se lo devo ammettere,non sono fatta per la scuola hehe,però se ci sta qualcosa che mi piace la faccio (oddio non mi piace niente, apparte disegnare)
    Mate Ne!!!!!!!!

  3. Cara Alessia

    diciamo che stabilirsi in un altro paese e poi farlo diventare il tuo o meglio essere strattonato tra e due nazionalita` puo` a volte essere ” difficile” ma è anche un privilegio poter stare in mezzo.
    Durante i primi anni la lingua e tutto quello che ci viene attaccato, tutto in pratica, sono stati “divertenti” e “stimolanti”.
    Divertenti perché facevo delle gaffes incredibili e tutti si mettavano a ridere. Un esempio?
    Vivendo tra “donne” il mio giapponese aveva preso le espressioni che usano spesso le donne e si sentiva quando cercavo di fare la voce grossa per farmi sentire dai miei amici giapponesi. pensandoci è proprio buffo ma non lo constatai fino a quando non me lo fecero capire.
    Dopo diciassette anni mia suocera e mia nuora non mi “vedono”, nel senso letterale della parola, come uno straniero o gaijin. che sia un complimento? non lo so ancora.

    Kyoto è bella ma ti consiglio di passare alcuni giorni a Osaka la prossima volta che vieni. Troverai questa città molto … ” italiana” sotto molti aspetti.

    Nihongo wo manabitsudukete kudasai ne.

    Cara Giorgia

    Se vuoi studiare il giapponese posso cercarti qualche libro, magari riesco a trovarne uno adatto. Fammi sapere.

    Cara Giulia

    cercherò di preparare un documentario fotografico a riguardo della cioccolata. Purtroppo nei grandi magazini, dove si svolge lo spettacolo principale, sembra vietato fotografare ma mi metterò nei panni del gaijin ingenuo che non conosce la lingua.
    O tanoshimi ni

    Mata neeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee

  4. Doumo (non sono sicura che significhi grazie,perchè ci sta anche arigatou)vabbè,non ti preoccupare forse girando nei negozi ne trovo uno anch’io =)…..mi spieghi una cosa ma se mi trovi un libro,poi come fai a mandarmelo ci vuole il mio indirizzo.Cmq ti farò sapere =D
    Mata Neeeeeee!!!!!

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