Quarta intervista

sol.jpg“Sol”, “Gaia” “Luna” di Hayashii Keita ( ceramista )
L’ho trovato mentre parlavo con un amico, sembrava molto timido. Mi sono fatto coraggio e mi sono fatto portare dove erano esposte le sue opere.
D: Quando hai cominciato ad interessarti alla ceramica e al mondo delle forme?
R: Da bambino, penso. I miei genitori spesso tornavano a casa tardi perché andavano a lavorare ai campi ( agricoltori, coltivano il riso ). Perciò i miei compagni erano i video di Ghibli come Totoro e Nauschika, e l’argilla. Mi piaceva creare le forme con le mie mani.
D: Dopo che sei entrato all’università è cambiato qualcosa nel modo di creare le tue opere?
R: Definitivamente sì. Alla scuola superiore pensavo di conoscere molte cose ma mi sono accorto che avevo un modo di pensare molto ristretto. Al contrario i primi tre anni all’università sono stati come tre anni in un deserto.
gaia.jpgD: Cosa intendi per “deserto”?
R: Cioè che potevo vedere da tutte le parti. All’infinito, non c’erano direzioni e non sapevo dove andare. Mi sono trovato perso per quasi quattro anni.
D: Che cosa ti ha cambiato?
R: Verso la metà del quarto anno abbiamo avuto la fortuna di esporre le nostre opere in una scuola elementare in disuso e lì ho cominciato a trovare una direzione, il guscio nel quale mi trovavo stava cominciando a staccarsi un pezzo alla volta.
D: Fino ad arrivare a queste tre opere. Me le puoi spiegare?
R: Sono stato sempre molto attratto dall’ambiente e queste opere lo dimostrano. Ho voluto esprimere anche un senso di movimento specilmente per “Gaia “ e per “Luna”. Per “Sol” è stato tutto molto più difficile. Non sapevo come esprimerlo e alla fine la mia risposta è stata quella che vedi qui.
D: Come ti vengono le ispirazioni?
R: Mi metto a pensare. Scrivo o disegno fino a quando ho un progetto per le mani, poi lo trasferisco nella realtà con i materiali.
D: I sentimenti ti influiscono sul tuo lavoro?
luna.jpgR: No. Una volta che ho il mio progetto su carta non mi resta altro che crearlo senza deviare.
D: La scelta dei nomi non è casuale.
R: No, infatti. Non sono mai stato una persona religiosa e non credo nella randi religioni. Cerco di esprimere il dio che si trova in me. il sole, la luna e l’ambiente che trovo intorno a me.
D: Dopo l’università hai qualche progetto?
R: Sì. Ho intenzione di lasciare da parte per un po’ l’arte e dedicarmi alla coltivazione del riso con i miei. Abbiamo dei campi dove lavora tutta la famiglia. Vedessi mio zio, ha un fisico enorme, muscoloso ed è simpaticissimo.
D: Hai intenzione di smettere del tutto?
R: Non lo so. A dire la verità mi piace molto far sorridere le persone con ciò che faccio e in passato mi piaceva preparare il riso e vedere il viso sorridente e contento degli altri. ( mentre parlava il viso si era illuminato di un sorriso profondo ). Forse in futuro tornerò su questa strada ma non lo so ancora.
D: Per lavorare nei campi si deve avere un fisico robusto. Ti stai allenando per questo? Mi sembri un po’ troppo mingherlino per un lavoro del genere.
R: ( un po’ imbarazzato ) è vero. Per il momento non mi sto allenando.
D: Vedrai che con il lavoro ai campi anche tu diventerai forte come tuo zio.
R: Lo spero.
D: Grazie per la tua pazienza.
R: Grazie a te.

Un ragazzo simpaticissimo, timido ma mentre parlavamo si sforzava di trovare le parole per esprimere ciò che aveva sentito mentre preparare le sue opere. Avido giocatore di videogiochi, ci gioca ancora adesso con gli amici. Chissà come saranno i futuri artisti, nati tutti nell’era della tv e soprattutto dei videogiochi con esplosioni di colori e di forme abbinate ai suoni e alla musica.

Quarta intervistaultima modifica: 2009-01-31T14:42:07+01:00da fabiokyotese
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