Seconda intervista

sooshika3.jpgSooshika ( Pensiero profondo del fiore, perdonate la traduzione ) di Sakawa Fumi, ceramista
Tutto è accaduto mentre stavo facendo delle foto in primo piano di un’opera quando lei si è avvicinata e si è messa a guardarmi. Le ho chiesto se l’opera fosse sua “ No, la mia è fuori in giardino”. Come ti chiami?
Io: Fabio. E tu.
Fumi: Fumi!
D: Andiamo a vedere la tua opera!
R: Andiamo! ( sorrideva e si vedeva che era felice )
Camminando verso l’uscita
D: Sei mai stata all’estero?
R: Solo due volte. Per tre settimane in Nuova Zelanda e per tre ancora in Irlanda a studiare inglese.
D: Come hai passato quei giorni?
R: Ero felicissima anche se le prime settimane sono state le più difficili. Ci sono stati molti problemi ma ho deciso di affrontarli uno ad uno, senza scappare e così sono risucita a mettere a frutto le mie vacanze studio. Mi sono accorta che in Giappone pensavo troppo a me stessa e non riuscivo a vedermi se non davanti a uno specchio. Ma quando sono andata in Irlanda ho capito che parlando con le altre persone potevo vedermi dietro di loro, in loro, perché rispondevano alla mia presenza. Quando mi vedo, vedo il mio interlocutore. Ho capito cosa voglia dire “parlare con le altre persone”.
sooshika1.jpgArrivati davanti alla sua opera ha cominciato a spiegare tutto per filo e per segno:
L’idea mi è venuta da un fiore che si chiama “ higanbana”. In Giappone non è visto come un bel fiore perché fiorisce proprio durante il periodo del giorno dei morti, inoltre la radice è leggermente velenosa così viene piantata intorno ai campi per impedire alle talpe di entrare.
Un mio amico ha cercato nell’internet le informazioni su questo fiore e ha trovato che anche in Korea del sud esiste lo stesso fiore ma con un nome diverso. Viene chiamato sooshika. Il fiore cresce prima delle foglie. È come se le foglie corressero verso il fiore e viceversa. Non è romantico?
D: Quando ti è venuta l’ispirazione per questa tua opera?
R: Dopo il mio ritorno dall’Irlanda. Il colore rosso intenso del fiore mi ha dato lo spunto.
D: Ieri, prima di entrare nel museo ho osservato la tua opera e il tutto mi ha dato l’impressione del sangue e delle vene. Questo pulsare di vita l’ho sentito molto forte. È questo quello che volevi esprimere?
R: Sì’. Il colore rosso intenso, abbinato ai fili di metallo da proprio questa impressione. Proprio quello che volevo esprimere.
D: Dopo l’università che cosa hai intenzione di fare?
R: Ho già trovato lavoro in una ditta che prepara le vetrine per i negozi e i grandi magazzini. Non voglio più creare solo le opere ma anche il contesto.
D: Complimenti per il tuo futuro lavoro perché in questo periodo sembra impossibile trovarne uno. Auguri per la tua carriera.
R: Grazie di cuore.

Mentre parlavamo era raggiante come il sole anche se eravamo entrambi sotto la pioggia, protetti dal suo piccolo ombrello. La curiosità, la voglia di fare, la voglia di esprimersi e di imparare trasudavano abbondanti.

Seconda intervistaultima modifica: 2009-01-31T14:47:00+01:00da fabiokyotese
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