Terza breve visita al museo

cubo3.jpgCielo nuvoloso ma con delle schiarite improvvise. Il vento forse, sferzante e freddo con una pioggiolina un po’ rompiscatole.

Anche questa mattina sono andato al museo per cercare di intervistare qualcuno. No so perché ma mi sono trovato a guardare i quadri giapponesi al secondo piano. Colori, luce, forme, tutto sembrava più stimolante ed elegante. Per le stanze non c’era nessun studente così sono andato all’entrata e ho chiesto a una ragazza se poteva mostrarmi la sua opera. Lì per lì mi ha guardato un po’ male perché stava aiutando un’amica a mettere in ordine i depliant della mostra ma ho leggermente insistito così cubo1.jpgmi ha accompagnato nella stanza dove erano esposte le opere dei fumettisti e mi ha mostrato la sua opera su “makimono”, o pergamena. La storia tratta di un uomo che ha perso la strada e si è trovato nel regno delle tenebre tra diavoli e mostri, belle donne che gli hanno rubato l’anima e altri diavoli che volevano ucciderlo. Alla fine è morto perché aveva regalato la lanterna, che rappresentava la sua anima, alle donne diavolo che lo avevano ammaliato.

Aiutata da un’amica, mi ha spiegato la storia spiegando un po’ alla volta la pergamena. Avevo la testa leggermente confusa dalla storia tanto che non sono riuscito a fare delle domande precise, so cubo2.jpgsolo che ha trovato un lavoro che le permetterà di continuare a disegnare.

Ho incontrato ancora Fumi san, la ragazza che avevo intervistato ieri. Stava modificando la sua opera. Le ho chiesto se non si sentisse un po’ messa da parte perché solo la sue opera si trovava all’aperto. “ All’inizio la pensavo così anch’io ma un po’ alla volta mi sono accorta che grazie alla luce del sole e alla pioggia la mia opera vive di una vita propria. Forse non è stato il caso. Sono comunque contenta.”

Sono stati tre giorni un po’ particolari. Sono riuscito ad intervistare, o meglio, a fare delle domande a cubo4.jpgmolti ragazzi giovani, cosa di cui non ho l’occasione di fare di solito. Mi sono accorto di una certa differenza di carattere tra le persone che praticano delle arti diverse. I ceramisti sono stati i più alla mano, aperti e cordiali. Le pittrici erano un po’ timide e non parlavano molto, o meglio non si sforzavano di esprimersi come hanno fatto i ceramisti. Le fumettiste invece le ho trovate avvolte nei loro mondi tutti particolari che si sono costruite intorno. Ognuna era orgogliosa e anche un po’ schizzinosa.

Visitando per tre giorni il museo, in tre fasce di orario diverse e con cieli diversi mi sono accorto che fratelli.jpgle opere cambiavano sia di forma che di colore, alla luce del sole sembravano più vive forse grazie al contrasto delle ombre che la luce faceva risaltare.

Ma più di tutto sono state le interviste che ho fatto. Di solito quando si va ad un museo l’autore o è deceduto oppure si trova in giro per il mondo e non è affatto avvicinabile. Sentire le parole di questi giovani artisti e capirne le emozioni è stata un’esperienza che voglio fare ancora in futuro.

Ripensando a tutto quello che ho sentito in questo giorni ho trovato un tema che scorre tra tutte le persone: creare le opere per il pubblico, per farlo divertire e per far provare delle nuove emozioni. Non più essere contenti di poter disegnare bene, oppure di creare delle forme belle da mostrare solo in famiglie o tra amici, ma essere messi alla prova davanti al grande pubblico. Questo “ essere messi alla prova” è stata e sarà, forse, uno dei perni vitali su cui girerà la loro vita.

Chissà come sarà il futuro di ognuno di loro. Vorrei incontrarli ancora fra dieci anni per vedere come sono maturati, che cosa hanno combinato nella vita e quante esperienze hanno fatto.

Terza breve visita al museoultima modifica: 2009-02-01T13:45:00+01:00da fabiokyotese
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