Studenti e mostre fotografiche

ragazze2.jpgIeri e oggi sono andato a vedere quattro mostre fotografiche. In due giorni forse sono troppe ma ci sto facendo il callo. Mi piace stare tra le fotografie e cercare di capire quale messaggio vuole esprimere il fotografo oppure quali reazioni nascono all’osservare le opere. Ma più di tutto, in questi giorni ho assaporato il gusto di poter parlare direttamente con gli autori e autrici rendendo l’esperienza più profonda e sentimentalmente vicina.

Al Nikon salon ci sono state due mostre. Una della scuola specializzata in fotografia e multimedialità e l’altra della sezione fotografica dell ‘università delle belle arti di Osaka.

Ieri ho visto la prima e ho potuto fare molte domande a tre ragazze ventiduenni, autrici di alcune opere esposte. Prima di parlare con loro, però, mi sono guardato tutte le opere e ho scritto tutto quello che mi veniva in mente su di esse in modo di willcom.jpgessere un po’ preparato ai loro commenti. Questo processo ha richiesto circa un’ora di pazienza sia fisica che mentale. Ora, non si trattava di opere uniche ma di una serie di fotografie, da tre a nove, con le quali l’autore voleva esprimere il tema scelto.

Per esempio in una serie c’erano le seguenti foto:

* Del bucato steso in giardino.

* Un quasi primo piano di una signora anziana sorridente e carina.

* Come sopra ma di un signore anziano.

* La foto di una tela con un ragno al centro, posta sotto il tetto.

* La signora anziana di prima, distesa sul letto dell’ospedale, con la maschera dell’ossigeno e la bocca semiaperta.

* Il signore anziano di prima che stava dando l’acqua alle piante.

hilton.jpgIl titolo era: Miccian ( il nome della signora anziana )

Avevo più o meno capito quasi tutto e pensavo che la signora fosse deceduta ( ancora in vita anche se in ospedale) ma non riuscivo a capire la ragione della ragnatela e del ragno. “Che senso ha?” mi chiedevo.

Sequanze “interrotte” come questa ce n’erano molte e mi hanno fatto un po’ sudare ma anche hanno alimentato la curiosità e la concentrazione.

Dopo aver finito la prima parte mi sono avvicinato al banco dove stavano tre ragazze e ho chiesto se mi avessero potuto mostrare le loro opere e magari avessero potuto rispondere ad alcune mie domande. Le ho viste molto titubanti ma una ragazza ha aconsentito e mi ha portato davanti alle sue opere modificate al pc e stampate su vetro. Colori pulsanti.jpgmolto intensi rapprensentanti mandala e il tema ying/yang. Sono state le opere che mi hanno preso più tempo perché c’erano tantissime sovrapposizioni di foto e siluoette di animali da far giocare l’occhio per parecchio tempo.

Facendo le solite domande a tutte e tre le ragazze ho scoperto alcuni punti in comune:

* volevano esprimere qualcosa che sentivano dentro.

* volevano farlo in modo “originale”.

* stanno ancora cercando la propria strada come fotografe.

* fotografare è divertentissimo ed è diventato parte della loro vita quotidiana.

Le opere gridavano a squarciagola “ Sono qui!!!!!!!!!!!!!! Non mi vedete?” e questo si capiva subito. Tutte e tre però erano leggermente pessimiste o abbattute a causa dei commenti non positivi che avevano ricevuto da molti visitatori. Le ho trovate tanto sulla difensiva che sembravano essersi ritratte in trincea da dove lanciavano le proprie granate. Che fare? Incoraggiarle è stato il mio primo pensiero. “ Lasciate stare quello che dicono gli altri. Fotografate e andate avanti come volete. Le vostre esperienze personali dalle quali nasce l’originalità delle vostre opere sono la base di tutto.” E ancora:” Fate crescere e raffinare i vostri sentimenti senza calpestarli ma annaffiandoli per benino ogni giorno. Fate attenzione a non darci troppa acqua!!”. Non sono andato avanti molto su questa linea altrimenti sarei sembrato troppo prolisso ma ne avevano bisogno. Tutte e tre comunque continueranno per questa strada.

Oggi invece ho intervistato due ragazzi, futuri fotografi famosi, forse. All’inizio era come parlare con del sapone: sfuggivano di mano e più cercavo di prenderli più li sentivo scivolare velocemente. Erano ricoperti di filosofia imparata alla scuola superiore, dal nichilismo ( ma che cos’è? ), alla Natura. Ma alla fine un ragazzo mi ha confessato: voglio solo guardagnare tanti soldi. Le fotografie le farò quando sarò anziano, magari in un’isola dei tropici e non avrò nulla da fare. L’altro ragazzo invece alla fine era così confuso, come lo ero anch’io, che non sapeva più come andare avanti a parlare.

Entrambi li ho trovati ricoperti di questo alone di conoscenze etichettate, uscite fresche fresche dai libri di scuola. Ho dovuto toglierle, forse con qualche dolore, e alla fine sono riuscito a percepire qualcosa di loro. L’estremo opposto delle ragazze.

Verso la fine ho parlato anche con un’altra ragazza timidissima ( parlare con un gaijin non è da tutti i giorni ) che mi spiegava:

 

Ragazza: ” Ho fatto queste foto dei nuotatori mentre sono sott’acqua perché anch’io ero una nuotatrice, volevo far vedere l’espressione intenta e severa di questo sport.”

Fabio: “ Qual è il tuo soggetto preferito?”

Ragazza: “ I gatti. Mi piacciono tantissimo. A casa ho una montagna di foto di gatti carini. Vado spesso in giro a fare foto dei gatti randagi e non”

Fabio: “ Perché non hai scelto loro come soggetti per questa mostra?”

Ragazza: “ Perchè per me è divertente fare le foto dei gattini ma per la mostra ci voleva qualcosa di più impegnativo, più serio” ( l’ultimo aggettivo l’ho aggiunto )

 

Non gliel’ho detto ma secondo me avrebbe fatto meglio presentare i gatti che tanto ama e adora tanto queste sue emozioni avrebbero potuto far sorridere moltissime persone. Ma si tratta solo di una mia opinione.

 

Dietro a tutto questo ho sentito la pesante mano dell’insegnate o professore che sia. Alcune mi hanno detto che si sentivano troppo imprigionate dalle regole e altre sembravano aver perso l’entisiasmo che forse una volta avevano. È un questione complicata da dibattere ma più che sopprimere forse sarebbe meglio spingere gli studenti ad aprirsi e a vergognarsi meno. Da lì poi le gli studenti stessi potrebbero cominciare a “costruire” e a migliorare se stessi, sentimento che in fondo ciascuno di noi ha nascosto da qualche parte.

 

Sono stati due giorni intensissimi, divisi tra la mia curiosità per questi giovani artisti, la loro curiosità verso di me e le riflessioni scritte sui quaderni.

 

Quasi dimenticavo, la foto del ragno era il panorama che si vedeva dalla finestra dal letto dell’ospedale. Avrei dovuto capirlo prima. La pratica porta alla perfezione.

Studenti e mostre fotograficheultima modifica: 2009-02-04T14:36:09+01:00da fabiokyotese
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