La pizza e il fotografo

sakura1.jpgA pranzo con Elena, siamo andati a mangiare la pizza per festeggiare la sua promozione. Una margherita con mozzarella di bufala e una diavola perché a entrambi il piccante piace molto. Il pizzaiolo è un amico e ha offerto un gelato alla fragola squisito, Elena ne è rimasta contenta e ha ringraziato tutti in italiano. A volte è bello passare un po’ di tempo tranquilli con i figli, chiacchierando e magari ridendo molto. Riesumando un discorso che avevo iniziato durante una classe di italiano, abbiamo parlato dei nonni e di come questi vizino i bambini, molto diversi dai nonni di prima della guerra, quasi sempre severissimi e di cui aver timore.

“ Secondo te è perché loro vogliono comprare l’affetto dei nipotini ? ”

“ Sicuramente. Ma anche perché immedesimandosi in loro posso esaudire i desideri che avevano quando loro erano bambini. Un po’ come i genitori quando vogliono far imparare a suonare il pianoforte i figli. Loro non lo hanno potuto fare così lo fanno fare ai figli. È solo una scusa.”

Che dire dopo una risposta simile? In Giapponese mi direbbero “ Oya baka” ma ne sarei felice.

tomita.jpgPrima della pizza, sono passato per il museo di Kyoto per vedere una mostra fotografica. Tutte immagini in formato A2, molto grandi, fatte con macchine fotografiche di grande formato, che costano un occhio della testa e pesano molto.

In una sala ho visto due uomini seduti davanti a queste macchine fotografiche. Ero curioso così ho fatto alcune domande sul peso, costo e su come funzionassero. Alla fine ho parlato per circa un’oretta con uno di loro. Si chiama Tomita san, ha lavorato all’estero ( Algeria, Zimbawe, Portogalo, Spagna, Francia, Argentina e altri paesi ) per venticinque anni. Adesso ha sessantanove anni e va in giro per le montagne, con uno zaino da cinquanta chilogrammi compresi tutti gli attrezzi per sopravvivere in caso di incidenti vari, quattro o cinque volte all’anno. Gli piacciono le cascate e mi ha detto: “ adesso che sono ancora giovane posso andarci, perché per arrivare in posti così si deve camminare anche per cinque ore, ma quando sarò vicino all’ottantina allora andrò in posti più turistici …”

Parla francese e spagnolo correttamente così abbiamo provato a conversare in italiano. Ha capito tutto quello che dicevo.

“ Perché ti piace fotografare? “

“ Perché mi piacciono le cascate. Di solito partiamo in due, di notte. Prendiamo l’autostrada, durante il tragitto compriamo quelle bottigliette di caffè con il contenuto di caffeina dieci volte la norma così non ci addormentiamo e arriviamo in montagna verso le sette di mattina. Camminiamo per circa cinque ore; stiamo sul posto per circa due e torniamo quando è buio. Abbiamo i caschi con le torce, sai quelle con i diodi bianchi, quelle nuove, e non è molto pericoloso. Lo faccio perché posso passare molto tempo con gli amici a chiacchierare e a ricordare i vecchi tempi. Le fotografie sono una parte importante del viaggio, ma la più piccola. Una specie di ciliegina sulla torta”.

Quasi schiacciato dalla sua vitalità, mi ha parlato di quanto costasse comprare e sviluppare delle foto così ma vuole continuare. “ Non è la macchina fotografica, è il cervello, dipende da quanto pensi e poi il resto è fortuna.”

Pensando alla bottiglietta di caffè non penso proprio che sia salutare, anzi. Ci siamo scambiati gli indirizzi e-mail e spero di poterlo incontrare ancora. Ci sono tantissime domande che voglio fargli.

La pizza e il fotografoultima modifica: 2009-03-25T14:05:06+01:00da fabiokyotese
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