La vitalità dei settantenni

da bruciare.jpgA volte mi capita di muovermi e di pensare al rallentatore. Non so perché, sarà la pressione troppo bassa oppure quello che ho mangiato il giorno prima. Per andare un po’ su di giri faccio delle camminate lunghe e veloci e spesso funziona, come è accaduto oggi: Ma oggi è stato speciale.
Dopo la solita camminata e la chiacchierata con mia suocera, senza fare colazione perché avevo peccato di gola il giorno prima e sentivo ancora lo stomanco molto pesante, sono andato alla biblioteca per restituire due libri. Avevo anche intenzione di andare a vedere ancora una volta la mostra di Takeuchi Seihou, perché i suoi quaderni esposti hanno un qualcosa di speciale. Non sono come quelli di Da vinci ma danno l’idea dell’impegno che ha profuso per migliorare la propria tecnica di disegno. Ha anche fatto dei quadri di Venezia che vorrei vedere. Forse in futuro.
fondo.jpgDopo la mostra sono andato al piano superiore per vedere ancora l’esposizione delle fotografie fatte con le macchine fotografiche a grande formato. All’entrata c’era un signore che distribuiva i fogli con la lista delle opere e dei fotografi:” This is for you. Enjoy yorself!”. Dimanico e vivace mi guardava come se mi volesse mangiare così per schivarlo, l’ho salutato brevemente e sono entrato.
C’erano molte più persone della volta scorsa, sarà stato il giorno festivo che ha portato molti a una mattinata “cultural-educativa”, fattostà che c’erano molti “ anziani “. Scrivo anziani ma tutti sorridenti e vivaci come dei bambini dai i capelli bianchi. Girando tra le sale ho preso nota di tre opere che mi avevano impressionato e mi sono diretto verso l’uscita dove erano radunati alcuni fotografi, tra cui anche il signore di prima. “ Bella mostra! tenda.jpgSe ha tempo mi mostrerebbe la sua opera per favore?” ( in giapponese ). “ Well, yes of course. You can see my picture, here. Isn’t it beautiful? Do you take pictures yourself?” e da li la conversazione in inglese ha preso inizio. Lui che rispondeva e andava avanti, io curioso volevo sapere come era entrato in questo mondo. Alla fine ho capito che questo signore ha settantaquattro anni, è stato in Italia per più di centoventi volte, lavora ogni giorno:” becouse these are touhg times”, che gli italiani gli mandano le lettere di lavoro sempre con qualche errore ortografico, che non ha intenzione di andare in pensione ma di lavorare fino alla morte ( è un presidente di una ditta a Osaka che esporta macchinari industriali ), che non riesce a capire gli amici che stanno anche un mese a Hokkaido per fotografare il panorama, “ for them is always Sunday ”, in tono leggermente spregiativo. A dire il ume.jpgvero era leggermente asfissiante con il suo inglese veloce veloce, sprizzava scintille da ogni parte. Io, del segno dell’acqua, cercavo di raffreddarlo ma sembrava una girandola con le miccette accese, continuava a girare schioppettando. Durante la conversazione mi ha presentato l’organizzatore della mostra, il grande maestro, il cui ritmo di parlare era più consono alle mie orecchie e soprattutto parlava in giapponese. Sorridente e gentilissimo, a settantanove anni va ancora all’estero a fare fotografie sulle montagne di tutto il mondo, gli manca solo l’Africa e il sud America. È stato in Italia per la prima volta nel 1963 e si ricorda molti particolari tra cui i nomi delle persone con cui ha parlato. Eravamo in tre, lui che parlava lentamente in giapponese, l’altro che continuava a spiegarmi tutto in inglese e io in mezzo a questo frullatore ero sbattuto da una parte all’altra. Non potevo interrompere la conversazione così sono stato li, per circaun’ora, ad ascoltare i due e ad annuire oltre che apprezzare i commenti. Intanto un fotografo ci ha fatto alcune foto, saremo stati un trio fotogenico. In verità dopo la camminata non avevo fatto colazione e mi sentivo leggermente troppo leggero, avevo sete e gli occhi secchi così sbbatevo spesso le palpebre tra le imprecazione del fotografo che non riusciva a beccarne una con me con gli occhi aperti Giuro che non ho fatto apposta…
La mattina cominciata lentamente si è trasformata in un mezzogiorno di fuoco tanto avevo la testa che girava sia per le due lingue, sia per il contenuto della conversazione. A volte mi vien di pensare, ma perché quelli che sono nati negli anni venti e trenta sono così pimpanti? Avranno mangiato qualcosa di speciale? Oppure mangiavano pochissimo e questo ha acceso qualche gene della vivavità e della lunga vita? Qualcosa sotto c’è di sicuro.
Un consiglio che il fotografo quasi ottantenne mi ha dato è questo:” bisogna usare la parte dentra del cervello, quella adibita alla fantasia e all’arte ”. Se fosse vero allora tutti gli italiani potrebbero vivere anche per mille anni, ma non gliel’ho detto.

La vitalità dei settantenniultima modifica: 2009-03-29T15:57:59+02:00da fabiokyotese
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