Il sogno nel cassetto

Anche oggi vento fresco e cielo un po’ instabile. Oltre alla solita camminata mattutina e alla visita a mia suocera, la quale mi ha chiesto come funzionasse la nostra lavatrice perché non capiva quale bottone premere, sono andato a un piccolo rinfresco al museo municipale di Kyoto al quale hanno partecipato i membri del “ tomo no kai “. Si pagano quattromila cinquecento yen e si può entrare gratuitamente a quasi tutte le mostre. Mi sono iscritto perché di solito vado più volte a vedere la mostra principale e anche per vedere quelle dei vari gruppi di artisti dell’area del Kansai. A volte le loro opere mi fanno rimanere a bocca aperta. Ma, da quanto mi hanno spiegato, quelle più belle saranno in autunno.
In uno stanzone con un lungo tavolo al centro e alcune poltroncine in fondo, i membri, quasi tutti anziani, sono entrati a rinfocillarsi e sedersi per alcuni minuti. Tea, caffè, succo d’arancia e dei tranci di crostata di pere. Il mio intento era quello di parlare con qualcuno ed una volta entrato mi sono seduto e ho osservato l’ambiente. Sembrava di stare in un acquario nel quale molti pesci nuotavano e si guardavano a vicenda senza emettere un suono. Aspettavo l’occasione buona e infatti, dopo circa cinque minuti, un signore anziano mi ha guardato e sorriso. Di li, la conversazione è iniziata portandomi a conoscereun’altra persona.
Entrambi pensionati ed entrambi con la passione per l’arte. Uno signore mi ha raccontato di quando era giovane e di quanto abbia faticato per farsi una vita. Lavorava in una ditta di tessuti ad Osaka che esportava in tutto il mondo. Lui faceva parte della sezione del medio oriente lavorando principalmente con l’Iran e l’Afganistan. Simpaticissimo e cortese, quando gli ho detto che mi piace fotografare mi ha parlato del suo ultimo acquisto: una macchina fotografica digitale della Sony, economica perché ormai fuori produzione ma ne era molto felice e si sentiva da come ne parlava.
Il secondo signore, invece, mi ha parlato di quando era giovane e di come voleva diventare un pittore ma a causa dell’opposizione della famiglia ha rinunciato al proprio sogno perché non si può guadagnare dipingendo: “ soltato una persona su un milione lo può fare ”. Adesso, in pensione , ha ripreso il suo sogno e a volte dipinge ma rimpiange anche di non aver continuato da giovane :” vedi, non si possono fare due o più cose contemporaneamente. Se lo fai, alla fine va tutto male, ricordati.” Che sia il nostro “ chi troppo vuole nulla stringe? ”. Se avesse continuato adesso, con più di quarant’anni di esperienza, chissà quanti bei capolavori avrebbe potuto fare e quanti milioni di persone avrebbe potuto rendere felici.

Il sogno nel cassettoultima modifica: 2009-06-07T14:35:02+02:00da fabiokyotese
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