Dal dentista

 

tassista.jpgStanzone con finestre molto grandi velate da tende bianche da cui la luce del sole filtrava su un pavimento alla veneziana dal colore rosso scuso con qualche macchiolina di bianco e nero. In centro una pedana-sdraio-sedia di tortura con accanto una specie di lavandino bianco e il dentista con il camice bianco aperto. Non so perché ma questa è l’immagine, un po’ sinistra, che ricordo della mia prima visita dal dentista, avrò avuto circa sette o otto anni. Avevo un molare cariato che ormai non mi faceva più male. Il dentista me lo tolse e coprì quello che ne era rimasto.

uomo.jpgPassati più di vent’anni un dente del giudizio, cariato anche questo, ma questa volta a Kyoto. Dove andare? Vicino a casa c’erano tre cliniche e ne scelsi una a caso. Piccola ma proprio a due passi da casa mia. La segretaria altissima, magrissima, truccatissima, sempre sorridente e simpatica mi fece accomodare un po’ titubante perché forse sarò stato il primo straniero ospite. “ Ce ne sono due di cariati, prima togliamo il dente del giudizio, che in giapponese si chiama Oya Shirazu, e poi curiamo anche l’altro.” Questa volta la stanza era abbastanza piccola con tre poltroncine-lettini comodi e davanti a me un quadro astratto dai colori pastello molto chiari. Mi fecero la radiografia per vedere quando era profondo il dente. Fù una battaglia. Io sudavo e il dottore di nome Maeda, ex postina.jpggiocatore di rugby all’università, sudava pure lui. Alla fine mi mostrò soddisfatto il dente “ ce l’abbiamo fatta” , il dente sdraiato di fianco sanguinante quasi un trofeo della nostra vittoria. “ La radice era molto profonda quindi ho impiegato più tempo del solito.” Ero felicissimo.

Come prima volta andò bene, la seconda fù un incubo perché per il secondo dente del giudizio la parte inferiore del dente si spezzò e l’assistente mi fece andare per ben quattro volte senza risucire a prendere il pezzo rotto. Alla fine piangendo chiesi di farmi vedere da Maeda che con la sua maestria riuscì a togliermi sia il dente sia il dolore. Dovrebbero dargli una medaglia al valore.

Due giorni fà ci sono tornato per farmi fare una visita di controllo. Il posto è cambiato, la clinica si è fatta più grande, più ombrelli.jpgilluminata, più avanzata tecnologicamente e con le assistenti molto simpatiche. Indossano tutte la mascherina ma si capiva quando sorridevano. Non potrei chiedere di più. Da notare che questa volta la poltroncina-lettino ha anche un monitor accanto. Il quadro però era diverso ma sempre a colori pastello. Per prima cosa mi hanno fatto la radiografia, in piedi con la testa tenuta ferma da delle apposite “ mani “ ( non so come meglio descriverle ), davanti a me uno specchio dove potevo vedere due linee di luci rosse laser che si incrociavano proprio sulla punta del naso: “ Non ti muovere per favore. Questa parte si muoverà intorno alla testa emettendo una musichetta.” Così dicendo la graziosa assistente se n’è uscita chiudendo la porta. Li per li mi sono guardato allo specchio e poi ho cominciato a fare delle smorfie, stavo quasi per ridere quando la musichetta è iniziata. Tornato al mio posto, numero tre, la dottoressa mi fa “ adesso uomo1.jpgfacciamo le fotografie “, pensavo una foto di gruppo invece mi hanno allargato la bocca con due pezzi di plastica e la dentista torreggiante sopra di me con una grande reflex nero ( canon 10D ) ha immortalato i denti compresi di gengive ( me le hanno anche stampate per portarle a casa ). La diagnosi: “ niente di grave, devi soltanto imparare a pulirti i denti ( un’assistente mi ha mostrato e spiegato il tutto con la pratica. È la seconda volta che mi puliscono i denti. Non posso pretendere di più. ) intanto ti togliamo tutto il tartaro.”.

Dopo la radiografia e le fotografie, una giovane assistente mi ha chiesto di dove fossi. “ Sono stata lo scorso anno in Italia. È un posto bellissimo. Sono stata anche a Venezia, ma vorrei anche andare a Venice, sai dove vendono le maschere e fanno quella festa molto famosa … ( molti pensano che Venezia e Venice siano due città diverse, tutta colpa delle agenzie di viaggio che usano entrambi i nominativi ). Pensi che se vado in Italia riesco a trovare marito? “, “ Anche dieci ” le ho risposto lì per li ma mi sa che ne potrebbe trovare molti di più… Il tutto è duranto due o tre minuti mentre la dottoressa , stava scaricando le foto e le radiografie nel pc.

Da luogo di paura la clinica si è trasformata come d’incanto in un luogo pulitissimo, con musica di sottofondo rilassante e con uno staff che sa fare il suo lavoro.

La visita è durata circa meno di un’ora, alla fine mi hanno anche “ regalato ” uno spazzolino da denti.

Otsukare sama deshita.

Dal dentistaultima modifica: 2009-08-26T14:53:00+02:00da fabiokyotese
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