Al seminario di Sano san

Al museo di Kyoto è aperta una mostra fotografica con a tema la donna giapponese con foto che vanno dal dopo guerra fino ai nostri giorni.notte2.jpgCome evento speciale di questa mostra, oggi c’è stato un seminario di circa due ore del giornalista-scrittore Sano Shinichi sulla fotografia.

Il tema:

Soltanto le cose registrate, scritte vengono ricordate

Più che di fotografia, Sano san ha parlato di Miyamoto Tsuneichi (1907-1981) uno di primi studiosi del folclore giapponese e non riconosciuto come tale se non negli ultimi anni. Dagli anni precedenti la seconda guerra mondiale fino alla fine del miracolo economico giapponese, Miyamoto san ha girato il Giappone a piedi per documentare la vita e le abitudini delle persone dei vari villaggi. Non solo questo, ha approfondito anche le discriminazioni sessuali e le persone che venivano abbandonate o nascoste nei villaggi di montagna a causa delle loro malattie allora non curabili. Sembra abbia fatto più di centomila fotografie e raccolto moltissimo materiale ancora in fase di studio.

notte7.jpgSano san, oltre a passare brevemente per la spiegazione di alcune foto della mostra e a mostrare quanto le fotografie possano influenzare il modo di pensare ha raccontato la storia dietro una famosa fotografia scattata durante il terribile terremoto del Kansai del 1995.

“Ricerca sul campo”, venire a contatto con le persone, usare la testa e anche l’intuizione per capire che cosa si trova dietro a un fatto o anche a una scena che sembra banale, di tutti i giorni. “Solo dai libri non si può capire che cosa sia la realtà, si deve uscire, parlare con le persone e venire a contatto con l’ambiente. In questi anni si dice che la facolta di lettura dei giapponesi si sia indebolita e su questo sono d’accordo. Non sto parlando soltanto del leggere i libri ma anche e soprattutto del leggere una situazione, di capirla. Insomma di usare la ragionare. La fotografia ci può aiutare in questo.”

Il pensiero finale può essere stato un ammonimento sulla strada che i giapponesi stanno percorrendo. Le sue parole espresse verso la fine mi hanno colpito:

“Un discepolo del fondadore della scienza del folclore in Giappone, Yanaghita Kinio ha chiesto che cosa fosse il folclore. La sua risposta è stata: la terra su cui viviamo è stata costruita dai nostri antentati che sono morti per questa, è costruita da noi viventi adesso che la stiamonotte10.jpgpreparando per i nostri figli; la scienza del folclore è per le persone di adesso e per il futuro.”

“Insomma voglio dire che il senso della storia non si può capire dal ciò che dicono in tv e scrivono i giornali. Ognuno di noi deve avere gli occhi aperti e sforzarsi di capire che cosa sta accadendo intorno a noi.”

Lui stesso da buon giornalista mette in guardia a credere ciecamente ai mass media.

Nei dieci minuti per le domande ho cercato di osservare come si comportavano i presenti e che tipo di domande gli facevano. A mia sorpresa ho nostato che le domande non erano dirette al tema, ma verso Sano san stesso e più che come persona veniva usato come una specie di tramite con le persone famose che ha conosciuto ma ormai assenti da questo mondo. Dalle persone intorno a me ho sentito che si aspettavano di farsi raccontare degli episodi di incontri privati o non risaputi di queste persone famose, come un’eco lontana dei grandi a cui anche Sano san farà sicuramente parte. Un rispetto enorme verso una persona che ha conosciuto i grandi e ha fatto rivivere le loro parole e i loro ricordi ancora una volta.

Posso sicuramente sbagliarmi ma era come se un gruppo di persone che non si conoscono direttamente si fossero incontrate ancora e avessere condiviso dei momenti speciali.

Forse è proprio questa relazione maestro-discepolo che ho assaporato dal di fuori. È stata un’esperienza inaspettata.

Al seminario di Sano sanultima modifica: 2010-09-19T14:17:00+02:00da fabiokyotese
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