DokiDoki all’asma

 

borse.jpgIeri sera sono stato da mia suocera per portarle due omanjiu che mi avevano regalato. A Elena non piacciono molto e per me sono pesantissimi come dei sassi nello stomaco. Sono colpevole di averglieli portati nonostante in mattinata fosse andata alla solita visita mensile nel quale le controllano anche il glucosio. In cambio però, aprendo una delle porticine della credenza ha tirato fuori una scatola di biscottini al cioccolato per Elena. Lo scambio di dolci settimanale. Prima di uscire ho regolato il termostato dell’aria condizionata perché non riesce a farlo da sola dal telecomando ( la temperatura era settata sui quindici gradi, non consigliato per una persona della sua età ).

Avevo un’oretta di tempo tra una lezione e l’altra così ho preso coraggio e sono finalmente entrato in un piccolo negozio di macchine fotografiche usate vicinissimo a casa. È sempre stato li e lo sapevo, ci passo davanti molto spesso ma l’idea del chiuso per una persona sensibilissima alla polvere sarebbbe come entrare in una camera a gas. Ho respirato profondamente per un minuto, ho pulito i bronchi con dell’aria freschissima e sono entrato.

inCitta.jpg“Irasshai!!, Irasshai!!”

“Konnichiwa”

“Nani o itashimashooka?”

L’interno del negozietto era polveroso e il signore, occian in giapponese, si era subito alzato dal cuscino su cui era seduto e si è messo a girare per i due metri quadri che aveva a disposizione.

“In cosa posso esserti utile?”

“Vorrei vedere due tipi di macchine fotografiche: un modello di quelli medi e una compatta da portare sempre in giro.”

telefonino.jpg“Non ho digitali e non uso neanche i servizi della varie aste in internet. Chi viene compra e basta.”

“Ho capito.”

Allora mi ha mostrato alcune macchine fotografiche di formato medio, pesanti ma una sembrava promettente. Ho trovato anche una Pen della Olympus. Però a un certo punto mi è suonato un campanellino dall’arme nella testa: questo “occian” stava parlando a ruota, sempre più velocemente, tra una parola e l’altra interponeva “ossa, occia”. L’uso delle parole in inglese intanto era esponenzialmente aumentato “ Del tipo, this … change, ok ok ”, puntando il dito sull’obbiettivo della macchina fotografica. Era arrivato a un punto di estasi internazionale prematura. A quel punto, sentendo anche che la polvere stava facendo il suo effetto gli ho detto che sarei passato ancora. Prima di uscire mi ha dato il suo nome e indirizzo stampati su un pezzetto di cartone.

Un po’ l’avevo intuito che sarebbe andata così.

 

DokiDoki all’asmaultima modifica: 2010-12-17T12:55:29+01:00da fabiokyotese
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